No Meloni Day, cortei in tutta Italia e scontri a Torino
Due mobilitazioni nazionali portano studenti in piazza in decine di città; a Torino la polizia usa gli idranti dopo lanci di sassi, nuovo sciopero generale annunciato per il 30 ottobre.
Due mobilitazioni distinte hanno portato ieri studenti in piazza in decine di città italiane: una nazionale proclamata dal sindacato SISA, l’altra limitata alle scuole della provincia di Livorno e indetta dall’USB Pubblico Impiego Scuola. I cortei, uniti sotto lo slogan “No Meloni Day”, hanno attraversato il paese da nord a sud contro le politiche del governo guidato da Giorgia Meloni.
A Torino la giornata ha preso una piega più tesa. Il corteo, partito da piazza XVIII Dicembre, si è concluso a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’università. Nel corso della manifestazione alcuni studenti hanno lanciato sassi contro gli agenti, che hanno risposto utilizzando gli idranti per disperdere i presenti.
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha commentato gli episodi con parole dure:
«Non è dissenso ma teppismo politico» — Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione
A Roma gli organizzatori hanno stimato la partecipazione di circa 20.000 studenti, provenienti secondo RaiNews da oltre cinquanta istituti scolastici. Davanti al ministero dell’Istruzione si sono verificati episodi di tensione, che il ministro Valditara ha definito una «aggressione alle istituzioni», oltre che un episodio di teppismo politico, ribadendo così la linea già espressa a proposito dei fatti di Torino.
Mobilitazioni analoghe si sono registrate anche a Milano, Firenze e Genova, secondo quanto riferisce RaiNews, segno di una protesta che ha avuto una diffusione realmente nazionale e non limitata a singoli atenei o città. Gli studenti, dal canto loro, non si sono fermati alla giornata di mobilitazione: hanno infatti annunciato un nuovo sciopero generale per il 30 ottobre, questa volta insieme ai lavoratori, ampliando così il fronte della protesta oltre il mondo della scuola e dell’università.
Il confronto tra il governo e il movimento studentesco si gioca quindi su due piani paralleli: da un lato la contestazione di piazza, che si ripete e si rafforza di data in data con un nuovo appuntamento già fissato; dall’altro la lettura che ne dà l’esecutivo, che inquadra gli episodi di tensione — in particolare quelli di Torino e quelli davanti al ministero a Roma — come atti di teppismo politico piuttosto che come forme di dissenso legittimo. Una distinzione che non è solo lessicale, perché orienta anche la risposta delle istituzioni nelle prossime mobilitazioni già calendarizzate.
Il prossimo banco di prova è fissato per il 30 ottobre, data in cui studenti e lavoratori scioperano insieme per la prima volta in modo esplicito.
← Archivio · Prima pagina · Editoriali passati · Segnala un errore