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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Esteri e Geopolitica · Apertura sabato 17 ottobre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Trump congela le sanzioni alla Russia, la notte intanto porta nuovi attacchi in Ucraina

Un ordine esecutivo della Casa Bianca sospende dazi e parte delle sanzioni contro Mosca; nelle stesse ore attacchi russi su nove regioni ucraine uccidono almeno otto persone e lasciano oltre un milione senza elettricità.

Fotogramma d'archivio, non riferito ai fatti descritti
Video d'archivio, non riferito ai fatti descritti. Video di Alex Moisieiev su Pexels

Questa mattina avevamo raccontato il caos seguito all’annuncio di una tregua energetica tra Russia e Ucraina attribuito a Donald Trump: Zelensky che diceva di non essere stato informato, Mosca e Washington con versioni diverse. Nel pomeriggio arrivano due sviluppi che non chiariscono la situazione, ma la complicano su due fronti distinti: le sanzioni statunitensi e il terreno di guerra.

Il primo riguarda una decisione della Casa Bianca. Il 16 ottobre Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che sospende l’applicazione di dazi e di alcune disposizioni sanzionatorie previste dal Graham Act, la legge che inasprisce le misure contro Russia e Iran. La sezione 4 dell’ordine sospende specificamente i dazi delle sezioni 112 e 113 della legge, insieme a disposizioni sanzionatorie rivolte a persone straniere e a restrizioni verso persone. La Casa Bianca precisa però che le sanzioni e le altre misure già adottate in precedenza contro le attività ritenute dannose del governo russo restano in vigore: non si tratta quindi di una revoca generale, ma di una sospensione mirata a una parte specifica dell’impianto sanzionatorio più recente.

La reazione ucraina è arrivata lo stesso 17 ottobre. Secondo quanto riferito da Associated Press da Kyiv, il presidente Volodymyr Zelensky ha chiesto ai propri sostenitori di difendere le nuove sanzioni statunitensi dopo la sospensione disposta da Trump — un appello che segnala quanto Kyiv consideri quelle misure una leva negoziale da preservare, proprio mentre la Casa Bianca ne allenta una parte.

Il secondo sviluppo riguarda il terreno. Nella notte tra il 16 e il 17 ottobre la Russia ha colpito nove regioni ucraine, tra cui Kharkiv, Kramatorsk, Volyn e Rivne. Gli attacchi hanno ucciso almeno otto persone e ferito circa sessanta, secondo le autorità regionali ucraine. A Kharkiv una donna di 71 anni e un uomo di 58 sono stati uccisi e dodici persone sono rimaste ferite in attacchi che hanno colpito tre distretti della città.

Sul piano della difesa aerea, le forze ucraine hanno dichiarato di aver abbattuto 289 dei 332 droni lanciati dalla Russia nella notte, compresi droni d’attacco a propulsione jet — un dettaglio che segnala un’evoluzione negli strumenti impiegati da Mosca rispetto alle ondate precedenti. Secondo il ministero dell’Energia ucraino, gli attacchi fanno parte di una campagna contro la rete elettrica del Paese in vista dell’inverno.

Le due notizie — la sospensione parziale delle sanzioni statunitensi e l’intensità degli attacchi russi sulla rete energetica ucraina — corrono su binari separati e non si lasciano ricomporre in una narrazione unica: non sappiamo se la decisione di Washington sia collegata ai negoziati sulla presunta tregua energetica di cui si parlava questa mattina, né se la campagna russa contro le infrastrutture sia una risposta a quell’annuncio o la sua prosecuzione indipendente. Quello che è verificabile sono i due fatti distinti: un ordine esecutivo firmato il 16 ottobre e sospeso in parte le misure contro Mosca, e nove regioni ucraine colpite nella notte successiva, con un bilancio di almeno otto morti e oltre un milione di persone senza corrente elettrica.

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