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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Esteri e Geopolitica · Apertura domenica 18 ottobre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

L'Egitto chiede al Parlamento il mandato per difendere l'Arabia Saudita

Dopo quattro attacchi Houthi in cinque giorni contro l'aeroporto di Riad, il presidente egiziano al-Sisi convoca una seduta straordinaria per ottenere l'autorizzazione a un eventuale intervento militare a fianco del regno saudita.

Fotogramma d'archivio, non riferito ai fatti descritti
Video d'archivio, non riferito ai fatti descritti. Video di Shutter Break su Pexels

Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha chiesto al Parlamento del Cairo di riunirsi in seduta straordinaria per ottenere l’autorizzazione a un eventuale intervento militare a difesa dell’Arabia Saudita. La richiesta arriva al termine di quella che viene descritta come la settimana più sanguinosa per il regno saudita da oltre un decennio, segnata da una serie di attacchi aerei e missilistici rivendicati dagli Houthi contro l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad.

Lo scalo è stato colpito quattro volte in cinque giorni. L’attacco più grave, avvenuto il 10 ottobre, ha causato 13 morti e oltre 300 feriti. Una sequenza di colpi così ravvicinata ha trasformato uno dei principali hub aerei del Golfo in un bersaglio ricorrente, aggravando la pressione su Riad e sui suoi alleati regionali nel giro di pochi giorni.

Il Parlamento egiziano era atteso riunirsi in sessione d’emergenza proprio oggi, domenica 18 ottobre, per discutere il mandato richiesto dal presidente. Si tratta di un passaggio istituzionale che precede qualunque decisione operativa: l’autorizzazione parlamentare è l’atto formale necessario prima di un eventuale coinvolgimento militare egiziano, che al momento resta un’ipotesi sottoposta al voto dei deputati, non una decisione già presa.

Nel motivare la richiesta, al-Sisi ha insistito sulla natura difensiva dell’eventuale intervento. «Non parlo per attaccare o fare la guerra: cerchiamo soltanto di difendere», ha dichiarato il presidente egiziano, cercando di circoscrivere la portata politica della mossa davanti all’opinione pubblica interna e ai partner regionali.

La richiesta segna un salto di livello nella crisi. Fino a questo momento gli attacchi Houthi contro l’Arabia Saudita erano stati affrontati da Riad con le proprie difese e con il sostegno diplomatico degli alleati; la frequenza dei colpi contro un singolo scalo in appena cinque giorni ha reso la situazione sufficientemente grave da spingere il Cairo a valutare pubblicamente un ruolo militare diretto. Un’autorizzazione parlamentare egiziana a sostegno di Riad avrebbe un peso simbolico oltre che operativo: aprirebbe la porta al coinvolgimento di un altro grande esercito della regione nel confronto con gli Houthi, accanto a quello saudita.

Resta da vedere quale forma assumerebbe in concreto un eventuale sostegno militare egiziano, e se il Parlamento del Cairo concederà il mandato richiesto nella seduta di oggi. Il precedente degli ultimi cinque giorni — quattro colpi sullo stesso aeroporto in un arco di tempo così ristretto — mostra che gli Houthi dispongono della capacità di colpire ripetutamente un bersaglio di alto valore nel cuore del territorio saudita, una circostanza che cambia i termini della discussione sulla sicurezza del Golfo.

Il voto parlamentare egiziano, se arriverà oggi come atteso, sarà il primo indicatore concreto della direzione che prenderà la crisi nei prossimi giorni. Un’autorizzazione aprirebbe la strada a forme di cooperazione militare diretta tra Il Cairo e Riad; un rinvio o un diniego lascerebbe l’Arabia Saudita a gestire da sola una minaccia che, in appena una settimana, ha già colpito quattro volte lo stesso scalo internazionale.

Fonti: AGI; Channels Television

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