Kiev lancia oltre mille droni sulla Russia, Trump rinvia nuove sanzioni
Nella notte tra sabato e domenica l'Ucraina ha condotto uno dei più grandi attacchi aerei dell'intera guerra, colpendo un terminal petrolifero a San Pietroburgo. Il presidente statunitense ha intanto scelto di rinviare l'adozione di nuove sanzioni contro Mosca.
Nella notte tra sabato e domenica l’Ucraina ha lanciato oltre 1.000 droni contro il territorio russo. Secondo quanto riferiscono fonti ucraine e russe citate da agenzie internazionali, si è trattato di uno dei più grandi attacchi aerei dell’intera guerra, concentrato sulle infrastrutture energetiche russe a centinaia di chilometri dal fronte.
I droni hanno colpito il terminal petrolifero di San Pietroburgo e il deposito di Ruchi, provocando incendi in entrambi i siti. Il governatore della regione di San Pietroburgo e Leningrado, Alexander Beglov, ha riferito almeno un morto e cinque feriti. Non sono forniti, al momento, dettagli ulteriori sull’estensione dei danni agli impianti o sui tempi di spegnimento degli incendi.
L’attacco arriva mentre, sul fronte diplomatico, si registra un movimento di segno opposto. Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato di aver rinviato l’adozione di nuove sanzioni contro la Russia. Il motivo, spiegato dallo stesso Trump, è la volontà di non compromettere la possibilità di un negoziato:
«…allontani, stoltamente, la Russia dal tavolo negoziale» — Donald Trump, presidente degli Stati Uniti (trad. dall’inglese)
La frase, pronunciata a proposito delle conseguenze che nuove misure punitive potrebbero avere sui colloqui in corso, segnala una linea che privilegia il canale negoziale rispetto all’inasprimento della pressione economica su Mosca — proprio nei giorni in cui Kiev intensificava, sul piano militare, la sua pressione sulle infrastrutture energetiche russe. I due movimenti, uno militare e uno diplomatico, procedono su binari paralleli e non necessariamente coordinati: l’attacco con i droni è stato condotto da Kiev indipendentemente dalle scelte di Washington sul fronte sanzionatorio, e nulla nel quadro disponibile indica un collegamento diretto tra i due eventi.
A complicare il quadro si aggiunge un incidente ai margini del conflitto. Un drone ucraino è entrato per errore nello spazio aereo della Lituania, inducendo un allarme aereo nel paese membro della Nato. Il ministero degli Esteri ucraino si è scusato per l’accaduto. L’episodio, per quanto isolato e riconosciuto come errore dalla stessa Kiev, mostra come un conflitto condotto sempre più a distanza — con droni capaci di percorrere centinaia di chilometri dal punto di lancio al bersaglio — porti con sé un margine di rischio che non si esaurisce ai confini tra i due paesi belligeranti.
Il quadro che emerge da questa notte di attacchi è quello di una guerra che, oltre tre anni dopo il suo inizio, continua a cercare nuovi equilibri sia sul campo sia ai tavoli diplomatici. Da un lato Kiev dimostra una capacità offensiva capace di colpire in profondità il territorio russo, scegliendo come bersagli non obiettivi militari di prima linea ma nodi energetici strategici come terminal e depositi petroliferi. Dall’altro Washington sceglie, almeno per ora, di non aggiungere nuova pressione sanzionatoria, in un momento che lo stesso Trump definisce delicato per le prospettive di un accordo.
I dati disponibili, al momento, sono quelli di una notte con oltre 1.000 droni lanciati, un terminal petrolifero in fiamme, un morto e cinque feriti accertati dalle autorità regionali russe, e un incidente di frontiera che ha coinvolto, sia pure per errore, uno Stato membro della Nato.
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