San Pietroburgo libera un cittadino Usa, droni russi uccidono quattro persone
L'incontro tra l'inviato americano Witkoff e Putin produce il rilascio di uno statunitense detenuto in Russia, mentre nella notte attacchi contro impianti energetici ucraini lasciano quattro morti.
L’inviato speciale statunitense Steve Witkoff ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin a San Pietroburgo il 21 ottobre. L’incontro, annunciato nelle ore precedenti, è avvenuto dopo colloqui descritti come costruttivi tra lo stesso Witkoff e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Oslo.
Nel corso dell’incontro Putin ha annunciato il rilascio del cittadino statunitense Stephen Hubbard da una prigione russa, in risposta a una richiesta formulata dal presidente Trump. È il primo esito concreto reso pubblico dei colloqui di San Pietroburgo, e arriva mentre sul terreno la guerra prosegue senza soste.
Nella notte tra martedì e mercoledì, infatti, la polizia ucraina ha riferito che quattro persone sono state uccise in una serie di attacchi russi contro infrastrutture energetiche in quattro regioni del Paese. Due delle vittime si trovavano nella capitale Kyiv, le altre due nei pressi di Kharkiv. Su questo punto è necessaria una precisazione: la notizia degli attacchi energetici proviene al momento da un’unica origine (la polizia ucraina, citata da agenzie internazionali); nessuna conferma indipendente è al momento disponibile.
Il primo ministro ucraino, Sergii Koretskyi, ha aggiunto dettagli sull’estensione dei danni, dichiarando che la Russia ha colpito impianti elettrici nelle regioni di Kyiv, Volyn, Odesa e Mykolaiv, oltre a imprese civili in almeno altre due regioni del Paese. Le sue parole collocano l’attacco di questa notte in una traiettoria più ampia rispetto a un singolo bersaglio, interessando sia la capitale sia aree periferiche del sistema elettrico nazionale.
Il quadro che emerge dalla giornata è quindi duplice. Da un lato un canale diplomatico che produce un risultato misurabile — la liberazione di un prigioniero — e che segue un passaggio, quello di Oslo, definito positivamente da entrambe le parti coinvolte. Dall’altro una scala di violenza che non si è fermata nelle stesse ore in cui a San Pietroburgo si discuteva di un possibile percorso di pace, con colpi diretti contro la rete energetica civile ucraina in piena stagione fredda.
Non è la prima volta in questi giorni che le due dimensioni — negoziato e offensiva militare — si sovrappongono senza che l’una condizioni visibilmente l’altra. Il rilascio di Hubbard rappresenta un gesto puntuale, legato a una richiesta specifica della controparte americana; gli attacchi alle infrastrutture energetiche rientrano invece in una linea di azione che la Russia porta avanti da tempo contro il sistema elettrico ucraino, qui confermata dalle autorità di Kyiv sulla base di una fonte unica.
Al momento non sono disponibili bilanci più ampi sui danni alla rete elettrica, né indicazioni sulla durata delle interruzioni di corrente nelle aree colpite. Il numero di vittime comunicato dalla polizia ucraina — quattro — resta l’unico dato verificabile sulla notte appena trascorsa.
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