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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Esteri e Geopolitica · Apertura giovedì 22 ottobre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Mosca apre ai colloqui trilaterali sull'Ucraina, ipotesi 10 novembre

Dopo l'incontro tra Putin e l'inviato Usa Witkoff a San Pietroburgo, il Cremlino si dice pronto a riprendere i negoziati con Washington e Kiev, mentre rivendica l'avanzata delle proprie truppe sul campo.

Fotogramma d'archivio, non riferito ai fatti descritti
Video d'archivio, non riferito ai fatti descritti. Video di Yar Northern su Pexels

Un colloquio a San Pietroburgo tra il presidente russo Vladimir Putin e l’inviato statunitense Steve Witkoff ha riportato in primo piano l’ipotesi di un negoziato trilaterale sulla guerra in Ucraina. Lo ha riferito il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, secondo cui Putin ha comunicato a Witkoff la disponibilità russa a riprendere i colloqui con Stati Uniti e Ucraina (Il Sole 24 Ore).

Secondo quanto riferito da Mosca, i negoziati potrebbero riprendere, in linea di principio, attorno al 10 novembre, con al centro la questione della sicurezza per Russia e Ucraina. La proposta di un incontro trilaterale a livello tecnico tra Stati Uniti, Russia e Ucraina porta la firma dello stesso Witkoff e di Jared Kushner: un funzionario statunitense ha riferito che l’idea è stata accettata dagli ucraini durante i colloqui di Oslo e dai russi nell’incontro di San Pietroburgo (Il Quotidiano del Sud).

Durante l’incontro, sempre secondo quanto riferito, Putin ha informato Witkoff anche sull’avanzata delle truppe russe lungo gli assi principali dell’operazione militare. È un dettaglio che segnala come Mosca si avvicini a un eventuale tavolo negoziale rivendicando risultati sul campo, non soltanto un’apertura diplomatica: i due piani, quello militare e quello dei colloqui, procedono paralleli nello stesso incontro.

Sul fronte ucraino, il presidente Volodymyr Zelensky ha indicato il congelamento dell’attuale linea del fronte come possibile primo passo verso un cessate il fuoco. È una posizione che lascia aperta la questione più delicata di ogni negoziato tra le parti: dove si fermerebbe la linea, e con quali garanzie per i due paesi coinvolti.

A temperare le attese è lo stesso Ushakov, che ha scelto parole caute per descrivere lo stato dei colloqui:

«Nel contesto di una soluzione della crisi ucraina, non c’è molto di utile» — Yuri Ushakov, consigliere del Cremlino

La frase, nel contesto in cui è stata pronunciata, segnala che Mosca non considera ancora acquisito un terreno comune sufficiente per parlare di soluzione definitiva, nonostante l’apertura sulla data di novembre e la disponibilità dichiarata a tornare al tavolo.

La notizia arriva a pochi giorni dai colloqui di Oslo tra Zelensky e l’inviato americano, che avevano già posto le basi per l’ipotesi di un incontro trilaterale accettata, da quanto riferito, da entrambe le parti in due sedi diverse e in momenti diversi. Resta da vedere se le intese di principio raggiunte separatamente a Oslo e a San Pietroburgo si tradurranno in un incontro tecnico effettivo tra le tre delegazioni, e se la data indicata da Mosca reggerà di fronte ai nodi di sempre: i territori e le garanzie di sicurezza per Russia e Ucraina.

Per ora i due canali restano distinti: quello diplomatico, con Witkoff e Kushner come architetti di una possibile cornice trilaterale, e quello militare, con Mosca che sottolinea i progressi delle proprie truppe nello stesso incontro in cui discute di un tavolo di pace. Il prossimo punto di verifica concreto è la data indicata dal Cremlino: il 10 novembre dirà se le aperture di queste settimane diventano un incontro reale tra le tre parti.

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