Un'anfora romana riemerge a Punta Chiappa, nell'Area Marina di Portofino
Il Nucleo Carabinieri Subacquei di Genova ha individuato un'anfora romana integra a oltre 40 metri di profondità al largo di Camogli, riportando alla luce un sito considerato quasi dimenticato.
Durante un’attività addestrativa, il Nucleo Carabinieri Subacquei di Genova ha individuato un’anfora romana integra di tipo Dressel 1 a oltre quaranta metri di profondità, nelle acque dell’Area Marina Protetta di Portofino, in corrispondenza di Punta Chiappa, al largo di Camogli.
La notizia proviene al momento da un’unica origine - la ricostruzione basata su Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e Soprintendenza Liguria - e non è disponibile una conferma indipendente ulteriore sui dettagli del ritrovamento.
La Soprintendenza ha definito la riscoperta un dossier quasi dimenticato, sottolineando quanto la ricerca archeologica subacquea possa ancora fare anche in zone considerate ben studiate:
«riapre un dossier quasi dimenticato» — Soprintendenza Liguria, ente di tutela
Il ritrovamento si inserisce nell’attività ordinaria del Servizio Subacquei dell’Arma dei Carabinieri, istituito nel 1953, che collabora stabilmente con le Soprintendenze e con il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale per individuare e tutelare siti archeologici sommersi lungo le coste italiane.
La forma Dressel 1, diffusa nel commercio marittimo di età romana, è un tipo di anfora già noto agli archeologi subacquei e utilizzato come riferimento cronologico per datare relitti e giacimenti sommersi. La sua individuazione a oltre quaranta metri di profondità, in un’area marina protetta già oggetto di studi, conferma secondo la Soprintendenza che porzioni significative dei fondali italiani restano da esplorare anche dove la ricerca sembrava ormai consolidata.
Il Nucleo Carabinieri Subacquei di Genova non ha fornito, negli estratti disponibili, indicazioni su eventuali interventi di recupero o su una datazione più precisa del reperto. La vicenda resta dunque aperta a futuri aggiornamenti, che la Soprintendenza Liguria dovrà comunicare attraverso i canali istituzionali competenti.
Il caso di Punta Chiappa si aggiunge a una serie di ritrovamenti subacquei lungo le coste liguri, area storicamente attraversata dalle rotte commerciali romane tra la penisola e la Gallia. Il coinvolgimento del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, struttura dedicata alla protezione dei beni archeologici anche sommersi, segnala l’interesse istituzionale verso un sito che la Soprintendenza considera tutt’altro che esaurito.
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