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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Cultura · Analisi lunedì 26 ottobre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Agrigento, torna alla luce un quartiere sconosciuto di Akragas

Gli scavi dell'Università di Milano nella Valle dei Templi riportano alla luce strutture monumentali del quinto secolo avanti Cristo, rimaste sepolte e ignote fino a oggi.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Benoit_Brochet su Pixabay

Nella Valle dei Templi di Agrigento, sul pianoro di case Montana, una missione archeologica ha individuato un quartiere urbano dell’antica Akragas che non compariva in nessuna mappa né in nessuno scavo precedente. La missione è diretta dalla professoressa Claudia Lambrugo dell’Università degli Studi di Milano e dall’archeologa del Parco Maria Concetta Parello, con il sostegno del Fai.

Gli archeologi hanno aperto due aree di scavo, ciascuna di circa dieci metri per dieci, e in entrambe sono emerse strutture monumentali appartenenti a un quartiere del quinto secolo avanti Cristo. Si tratta di un settore della città greca che, fino a poco tempo fa, era completamente sconosciuto: nessuna fonte antica né alcuna campagna di scavo precedente ne aveva segnalato l’esistenza in quel punto specifico del pianoro.

La scoperta si inserisce nella storia di Akragas, una delle città più ricche e potenti della Magna Grecia, nota per i templi dorici che ancora oggi dominano la valle e per l’urbanistica monumentale descritta dagli autori classici. Il quinto secolo avanti Cristo fu per la città un’epoca di massimo splendore, interrotta dall’assedio cartaginese che portò alla sua distruzione. Le nuove aree di scavo permettono ora di aggiungere un tassello concreto a un periodo che finora era conosciuto soprattutto attraverso le fonti letterarie e i grandi edifici templari, meno attraverso il tessuto abitativo e produttivo della città.

Il lavoro congiunto tra l’ateneo milanese e il Parco archeologico della Valle dei Templi segue un modello di collaborazione già sperimentato in altri siti italiani, in cui le università forniscono competenze specialistiche e risorse di ricerca mentre gli enti locali garantiscono la gestione e la tutela del sito. Il sostegno del Fai si aggiunge a questo schema, portando nella missione anche una componente di valorizzazione e comunicazione al pubblico, elemento che negli ultimi anni è diventato centrale per l’archeologia italiana, spesso chiamata a dimostrare un ritorno culturale e turistico immediato per giustificare gli investimenti.

Va segnalato che, al momento, la notizia proviene da un’unica origine — gli scavi dell’Università degli Studi di Milano in collaborazione con il Parco archeologico della Valle dei Templi, così come riportati da AgrigentoNotizie — e non ha ancora trovato conferme indipendenti. Si tratta di una fase preliminare della ricerca: le due aree aperte finora rappresentano un campione limitato rispetto all’estensione complessiva del pianoro di case Montana, e le prossime campagne di scavo dovranno chiarire l’esatta funzione delle strutture individuate, la loro cronologia precisa all’interno del quinto secolo e i rapporti con il resto del tessuto urbano di Akragas.

La vicenda si colloca in un filone di scoperte archeologiche che negli ultimi mesi ha interessato diversi siti italiani, dalla Sardegna alla Toscana, spesso legate a lavori infrastrutturali o a campagne di scavo programmate da soprintendenze e università. Nel caso di Agrigento, però, la particolarità sta nel fatto che il ritrovamento riguarda uno dei siti archeologici più studiati e visitati d’Italia, la Valle dei Templi, dove un intero quartiere era rimasto fuori da ogni documentazione nota fino a questa campagna.

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