A Loculi un cantiere archeologico racconta quattromila anni di storia sarda
Il sito di via San Pietro apre eccezionalmente al pubblico il 29 ottobre: strati che vanno dall'età del Bronzo al post-medioevo in un paese di seicento abitanti del Nuorese.
Giovedì 29 ottobre, dalle 9.30 alle 13, il cantiere di via San Pietro a Loculi, in provincia di Nuoro, si apre straordinariamente ai visitatori. Non è un museo né un parco archeologico attrezzato per le visite: è uno scavo in corso, con tutto quello che questo comporta in termini di polvere, strumenti e lavoro non finito. Ed è proprio questa la sua forza comunicativa: mostrare l’archeologia mentre accade, non dopo che è stata confezionata in teche e pannelli esplicativi.
L’area indagata si estende per circa 700 metri quadrati e restituisce una sequenza insolitamente lunga per un singolo sito: dall’età del Bronzo fino all’epoca post-medievale. Gli archeologi hanno individuato ambienti rettangolari che sembrano avere avuto una funzione abitativa, muri perimetrali e un forno collocato all’esterno delle strutture. Sono gli elementi minimi ma eloquenti di una vita quotidiana che si è ripetuta, in forme diverse, per millenni nello stesso lembo di terra.
Gli scavi sono proseguiti con gli strumenti e i tempi tipici della ricerca archeologica di campo: campagne limitate, stratigrafie lette centimetro per centimetro, scoperte che si sommano lentamente. L’iniziativa di apertura al pubblico è promossa dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro insieme al Comune di Loculi, un paese di dimensioni modeste che si trova improvvisamente a custodire un documento stratigrafico di lunga durata.
Casi come questo meritano attenzione per una ragione che va oltre il singolo ritrovamento. La Sardegna interna, spesso raccontata attraverso le narrazioni più note del nuraghe e della civiltà nuragica, conserva una quantità di siti minori che raccontano la continuità d’uso del territorio ben oltre quella fase storica specifica. Un sito che attraversa senza soluzione di continuità l’età del Bronzo e il post-medioevo non è un’eccezione isolata nel panorama isolano, ma un indizio di quanto il sottosuolo sardo custodisca stratificazioni che la ricerca sta solo cominciando a mappare sistematicamente in alcune aree interne.
La scelta di aprire un cantiere attivo, anziché attendere la pubblicazione scientifica o l’allestimento museale, risponde anche a una logica di comunicazione pubblica della ricerca che si sta diffondendo nel settore archeologico italiano: rendere visibile il processo, non solo il risultato. Per i comuni piccoli, spesso privi di risorse per valorizzare autonomamente un patrimonio di questo tipo, la collaborazione con le soprintendenze diventa l’unico canale percorribile per trasformare uno scavo in un’occasione di conoscenza condivisa, sia pure per una mattina.
Resta da vedere quale sarà l’esito finale della ricerca a Loculi: se lo scavo proseguirà con nuove campagne, se emergeranno datazioni più precise sulle diverse fasi d’uso dell’area, se il Comune riuscirà a immaginare una valorizzazione permanente del sito. Per ora, l’appuntamento del 29 ottobre resta un’apertura limitata nel tempo — quattro ore, un giorno soltanto — su un cantiere di 700 metri quadrati che la Soprintendenza e l’amministrazione locale hanno deciso di non tenere chiuso fino alla fine dei lavori.
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