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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Esteri e Geopolitica · Analisi mercoledì 28 ottobre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Israele al voto, pareggio negli exit poll tra Netanyahu ed Eisenkot

Gli exit poll della mattina di mercoledì 28 ottobre indicano un sostanziale equilibrio tra il blocco del premier e quello del centrista, con affluenza record.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Haley Black su Pexels

Mercoledì 28 ottobre il risultato delle elezioni legislative israeliane resta incerto. Gli exit poll diffusi nella notte mostrano un pareggio sostanziale tra il blocco guidato dal premier Benjamin Netanyahu e quello dell’oppositore Gadi Eisenkot, senza che per nessuno dei due schieramenti emerga un percorso chiaro verso la formazione di un governo.

Il dato più netto della giornata riguarda la partecipazione al voto: l’affluenza ha raggiunto il 77,7%, la più alta registrata in oltre due decenni e circa 7 punti percentuali superiore rispetto alle elezioni del 2022. Una mobilitazione di questa portata segnala un elettorato che percepisce la posta in gioco come particolarmente alta, in un contesto politico segnato da anni di instabilità parlamentare e da cicli elettorali ravvicinati.

Lo stallo tra i due blocchi, se confermato dai dati definitivi, riproporrebbe uno scenario già visto in Israele negli anni precedenti, quando elezioni ravvicinate non sono bastate a produrre maggioranze stabili. La figura di Eisenkot, ex capo di stato maggiore delle forze armate, rappresenta per il campo centrista un tentativo di contrapporre a Netanyahu un profilo con credenziali nella sicurezza nazionale, un terreno su cui il premier ha tradizionalmente costruito parte del proprio consenso.

Va detto con chiarezza che si tratta, a questo stadio, di proiezioni e non di risultati ufficiali: gli exit poll israeliani hanno in passato mostrato scarti anche significativi rispetto allo spoglio definitivo, soprattutto nelle elezioni più combattute. La conta dei voti reali, compresi quelli dei soldati e dei cittadini all’estero, può modificare in modo sensibile gli equilibri tra i blocchi nei giorni successivi al voto.

Su questa vicenda la notizia proviene al momento da un’unica origine (France 24, ripresa dall’agenzia EFE); nessuna conferma indipendente è al momento disponibile. Si tratta di un limite che impone cautela nella lettura dei numeri riportati, in particolare sulla ripartizione tra i blocchi, finché altre fonti non confermeranno il quadro.

Se il pareggio dovesse essere confermato dallo spoglio ufficiale, Israele si troverebbe nuovamente davanti a trattative complesse per la formazione dell’esecutivo, con un ruolo potenzialmente decisivo per le formazioni minori che non rientrano nei due blocchi principali. La storia recente della politica israeliana insegna che, in condizioni di parità, le settimane successive al voto possono rivelarsi tanto decisive quanto il voto stesso.

L’affluenza record resta, allo stato attuale, il dato più solido della nottata elettorale: una partecipazione superiore di 7 punti rispetto al 2022, in un Paese dove le elezioni legislative si sono susseguite a ritmo serrato negli ultimi anni.

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