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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Esteri e Geopolitica · Analisi giovedì 29 ottobre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Israele senza maggioranza: 53 seggi a Netanyahu, 48 a Eisenkot

Le elezioni per la Knesset si chiudono senza un vincitore netto; crescono i partiti arabi, il presidente Herzog media per un governo di unità nazionale.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Haley Black su Pexels

Le elezioni per la Knesset si sono chiuse senza una maggioranza parlamentare chiara. Il blocco guidato dal premier Benjamin Netanyahu ha ottenuto 53 seggi, quello guidato dal centrista Gadi Eisenkot 48: nessuno dei due raggiunge i 61 seggi necessari per governare da solo. La notizia proviene al momento da un’unica origine (Commissione elettorale centrale israeliana); nessuna conferma indipendente disponibile.

Il dato più rilevante del voto riguarda i partiti arabi, che hanno ottenuto complessivamente 19 seggi, in forte crescita rispetto ai 10 ottenuti nel 2022. Il Likud, pur confermandosi primo partito del Paese, scende da 32 a 24 deputati rispetto alle elezioni precedenti: un arretramento che segna la fine dell’egemonia a singolo partito che la formazione di Netanyahu aveva conosciuto negli ultimi cicli elettorali.

«Non permetteremo un governo con gli arabi, è pericoloso» — Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano

La dichiarazione del premier, pronunciata nelle ore successive alla chiusura dello spoglio, restringe lo spazio di manovra per un eventuale accordo con i partiti arabi proprio mentre il loro peso parlamentare è aumentato rispetto alla precedente legislatura. È in questo quadro di stallo numerico che si inserisce l’iniziativa del presidente israeliano Isaac Herzog, che incontrerà sia Netanyahu sia Eisenkot per proporre la formazione di un governo di unità nazionale tra i due blocchi principali.

Senza un’intesa tra Netanyahu ed Eisenkot, o un accordo che coinvolga i partiti arabi nonostante le resistenze dichiarate dal premier uscente, Israele rischia di restare senza un governo stabile nelle settimane successive al voto. Il numero dei seggi ottenuti dai due schieramenti principali — 53 e 48 su 120 — lascia ai partiti più piccoli, arabi compresi, un peso determinante per la formazione di qualsiasi maggioranza futura alla Knesset. La distanza di appena cinque seggi tra i due blocchi principali rende inoltre improbabile una soluzione rapida alla crisi di governabilità.

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