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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Cronache · Analisi venerdì 30 ottobre 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Il CH-47 caduto in Bosnia: un lutto che interroga la missione Eufor Althea

Quattro militari italiani morti e undici feriti nello schianto di un elicottero durante un'esercitazione di routine a Brčko. Le cause sono ancora da accertare, mentre la missione europea di stabilizzazione in Bosnia-Erzegovina si interroga sulla sicurezza delle proprie operazioni.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Adriaan Ploegh su Pexels

Giovedì 29 ottobre un elicottero CH-47 dell’Esercito Italiano impegnato nella missione europea Eufor Althea è precipitato nella zona di Brčko, nel nord della Bosnia-Erzegovina. A bordo si trovavano quindici persone. Quattro sono morte: due militari dell’Esercito Italiano e due appartenenti al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana. Gli altri undici occupanti sono rimasti feriti, ma secondo quanto comunicato dal Ministero della Difesa nessuno di loro è in pericolo di vita (Il Piccolo).

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato la gravità contenuta delle lesioni riportate dai sopravvissuti: «Nessun ferito rischia la vita». Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso cordoglio per le vittime, dichiarando: «Ho appreso con profonda commozione la notizia del decesso dei militari» (Libero Quotidiano).

Una prima ricostruzione dell’incidente, diffusa dalle fonti ministeriali, descrive una dinamica inquietante nella sua semplicità apparente: il velivolo si sarebbe alzato di una decina di metri da terra per poi iniziare a ruotare su se stesso prima di schiantarsi al suolo. L’episodio è avvenuto durante quella che viene definita un’esercitazione di routine, subito dopo il decollo. Le cause restano in corso di accertamento, e su questo punto la cautela è d’obbligo: non ci sono, al momento, indicazioni definitive su un guasto meccanico, un errore umano o altre concause.

L’incidente colpisce una missione che opera in Bosnia-Erzegovina dal dopoguerra jugoslavo, con il compito di garantire stabilità in un’area ancora segnata da fragilità istituzionali e tensioni interetniche latenti. Eufor Althea è una delle missioni militari europee più longeve e meno osservate dall’opinione pubblica, proprio perché il suo successo si misura nell’assenza di crisi acute piuttosto che in eventi eclatanti. Un episodio come questo riporta improvvisamente l’attenzione su un contingente che lavora da anni lontano dai riflettori.

La presenza a bordo di personale della Croce Rossa Italiana, oltre a militari dell’Esercito, segnala la natura composita delle missioni di stabilizzazione contemporanee, dove le componenti sanitarie e logistiche affiancano quelle strettamente operative. Questo aspetto rende la perdita ancora più trasversale, toccando corpi diversi dello Stato italiano impegnati nello stesso teatro.

Resta da capire se l’incidente aprirà una revisione delle procedure di volo per i mezzi italiani impiegati nella missione, o se si tratterà di un episodio isolato legato a un guasto tecnico non ancora identificato. Finché le indagini tecniche non forniranno elementi più solidi, ogni ipotesi sulla dinamica resta provvisoria. Il Ministero della Difesa non ha ancora fornito un calendario per la pubblicazione dei risultati dell’inchiesta tecnica, né ha indicato quale organismo — italiano, bosniaco o della catena di comando Eufor — ne avrà la responsabilità principale.

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