811 milioni di persone restano in povertà estrema, un dato fermo dalla pandemia
Il rapporto 'Poverty, Prosperity and Planet 2026' della Banca Mondiale misura una persona su dieci nel mondo sotto la soglia dei 3 dollari al giorno, con una concentrazione crescente in Africa subsahariana.
Il rapporto “Poverty, Prosperity, and Planet 2026” della Banca Mondiale, ripreso il 26 ottobre da AgenSIR, stima che circa 811 milioni di persone vivano oggi in povertà estrema, con meno di 3 dollari al giorno a disposizione. Il dato corrisponde a una persona su dieci nel mondo.
Il punto che il rapporto sottolinea con più forza non è la cifra in sé, ma la sua staticità: il numero di persone in povertà estrema è rimasto sostanzialmente invariato dalla pandemia. Non si tratta quindi di un episodio isolato, ma di un indicatore che da anni non riesce a scendere in modo significativo, nonostante gli sforzi dichiarati a livello internazionale per ridurlo.
La Banca Mondiale aggiunge un elemento che qualifica il dato aggregato: oltre la metà delle persone in povertà estrema vive in sole nove economie. Questa concentrazione geografica è destinata ad aumentare, secondo le proiezioni del rapporto: entro il 2030 l’87 per cento dei più poveri dovrebbe trovarsi nell’Africa subsahariana o in contesti definiti fragili. È un limite interpretativo che lo stesso rapporto pone davanti al lettore: la media globale nasconde una distribuzione sempre più squilibrata, e leggere solo il numero complessivo rischia di appiattire differenze enormi tra regioni.
Sul piano delle cause e delle possibili soluzioni, il rapporto indica nella creazione di posti di lavoro più numerosi e di migliore qualità la leva principale per invertire la tendenza, più che in strumenti di assistenza diretta.
Il quadro che emerge da questo rapporto 2026 è quindi quello di un indicatore bloccato da diversi anni su una soglia a una cifra su dieci della popolazione mondiale, con una concentrazione geografica in aumento verso l’Africa subsahariana entro la fine del decennio.
← Archivio · Prima pagina · Editoriali passati · Segnala un errore