Pil italiano fermo nel terzo trimestre, Piazza Affari la peggiore d'Europa
La stima preliminare Istat registra una crescita tendenziale in rallentamento allo 0,8%; nello stesso giorno Milano perde oltre un punto percentuale, penalizzata dal comparto tecnologico.
La stima preliminare diffusa da Istat il 30 ottobre indica che il Pil italiano è rimasto invariato nel terzo trimestre 2026 rispetto al trimestre precedente. Su base tendenziale, il prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,8% rispetto al terzo trimestre 2025, un ritmo in rallentamento rispetto al +1,0% registrato nel secondo trimestre dell’anno.
Il valore aggiunto è aumentato nei servizi e in agricoltura, mentre è diminuito nell’industria. Istat segnala inoltre che la crescita acquisita per l’intero 2026, corretta per gli effetti di calendario, si attesta allo 0,8%. Un elemento tecnico va tenuto presente nel leggere il dato: il terzo trimestre ha avuto quattro giornate lavorative in più rispetto al trimestre precedente e una in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
Lo stesso giorno la Borsa di Milano ha chiuso la seduta come la peggiore d’Europa. A metà giornata il listino aveva già perso l’1,03%, penalizzato dal calo dei titoli del settore tecnologico. Il Ftse Mib è sceso sotto i 49.500 punti, con lo spread tra Btp e Bund salito oltre i 118 punti.
Il quadro europeo resta comunque disomogeneo: le altre piazze del continente hanno aperto la seduta in modo contrastato, con Francoforte in calo dello 0,27% e Madrid dello 0,65%, mentre Londra è salita dello 0,56%. A livello di area euro, il Pil nel suo complesso è cresciuto dello 0,4% nel terzo trimestre, un ritmo superiore a quello italiano.
Il combinato tra un’economia nazionale ferma e un listino in forte calo nello stesso giorno segnala una divergenza tra l’andamento macroeconomico italiano, sostanzialmente stabile, e la reazione dei mercati finanziari, più marcata dal comparto tecnologico che dai dati sulla crescita. Il differenziale tra titoli di Stato italiani e tedeschi resta sopra i 118 punti, un livello che misura la percezione del rischio sul debito pubblico italiano rispetto a quello tedesco.
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