Tigri, tartarughe e lupi: le specie che si sono riprese, numeri alla mano
Dentro un quadro globale di calo della fauna selvatica, il Living Planet Report 2026 documenta anche casi misurabili di ripresa delle popolazioni animali.
Tra il 2010 e il 2025 la popolazione mondiale di tigri in natura è cresciuta da circa 3.200 a 5.700 individui, un aumento di oltre il 70%. Nel 2025 la tartaruga verde è diventata la prima tartaruga marina a migliorare il proprio status nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, passando da “In Pericolo” a “A Rischio Minimo”. In Italia la popolazione di lupi è salita a 3.500 individui, contro gli appena 100 esemplari di alcuni decenni fa.
I dati riguardano popolazioni animali distribuite su scala globale — le tigri in diversi paesi d’Asia, le tartarughe verdi negli oceani monitorati dalla Lista Rossa, i lupi sul territorio italiano — e non singoli individui o episodi isolati: si tratta di tendenze di popolazione misurate su un arco di quindici anni per le tigri e di alcuni decenni per i lupi italiani.
I numeri provengono dal Living Planet Index, elaborato dalla Zoological Society of London, un ente di ricerca indipendente dalle organizzazioni che promuovono le politiche di conservazione. L’indice analizza complessivamente 35.803 andamenti di popolazione relativi a 5.790 specie di vertebrati, osservati dal 1970 al 2022. Lo status della tartaruga verde è stato aggiornato dalla Lista Rossa IUCN, anch’essa un organismo scientifico indipendente rispetto ai soggetti che beneficiano della notizia.
Questi casi di ripresa vanno letti dentro il quadro più ampio restituito dallo stesso rapporto, che secondo il Living Planet Report 2026 segnala un calo delle popolazioni di vertebrati monitorate dal 1970 a oggi, senza che l’estratto disponibile ne precisi l’entità in percentuale: tigri, tartarughe verdi e lupi italiani restano eccezioni positive all’interno di una tendenza che l’indice descrive come di declino diffuso.
I dati sono stati ripresi da Il Fatto Quotidiano e dal sito del World Wildlife Fund, entrambi riconducibili come origine primaria al Living Planet Report 2026 elaborato dalla Zoological Society of London.
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