Iran-Usa, Teheran conferma tre proposte diplomatiche mentre il Golfo teme l'escalation
Il dirigente iraniano Rezaei conferma i tentativi diplomatici statunitensi degli ultimi mesi mentre l'Egitto avverte sui rischi di un conflitto fuori controllo e Khamenei minaccia una risposta senza limiti geografici.
La mediazione sullo Stretto di Hormuz resta bloccata, ma emergono nuovi dettagli sui tentativi diplomatici degli ultimi mesi. Il dirigente iraniano Rezaei ha confermato che gli Stati Uniti hanno avanzato tre proposte diplomatiche in questo periodo, e che la terza conterrebbe ancora punti controversi non risolti. La conferma arriva mentre il cambio di tono di Washington non si è ancora tradotto in un accordo.
Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha lanciato un avvertimento netto sui rischi di un’eventuale ripresa del conflitto: una nuova fase potrebbe essere più distruttiva della precedente e sfuggire al controllo dei governi coinvolti. Le sue parole arrivano mentre l’Egitto continua a muoversi come interlocutore nella regione, accanto al Qatar, impegnato nella mediazione diretta con Teheran.
Sul fronte statunitense, il presidente Donald Trump ha avuto un colloquio telefonico con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Dopo la conversazione, Trump ha dichiarato di non avere fretta sulla questione iraniana, un segnale che si inserisce nel clima di cautela descritto dalle fonti diplomatiche, pur senza indicare una soluzione imminente.
Dall’altra parte, la guida suprema iraniana Khamenei ha fatto sapere che un’eventuale risposta a nuovi attacchi non avrà limitazioni geografiche, un’affermazione che alza la posta in un negoziato già segnato da sospetti reciproci. La dichiarazione si aggiunge al quadro di proposte diplomatiche ancora irrisolte confermato da Rezaei.
Il risultato è una fase negoziale sospesa fra segnali distensivi — il colloquio Trump-Netanyahu, la mancanza di fretta dichiarata dalla Casa Bianca — e messaggi di deterrenza da entrambe le sponde. Nessuna delle parti ha reso nota una data per un’eventuale ripresa dei colloqui diretti fra Washington e Teheran, mentre resta aperta la terza proposta statunitense indicata da Rezaei come ancora problematica su alcuni punti.
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