Mpox diffuso in oltre 82 paesi, un rapporto denuncia le lezioni non apprese dal Covid
Un nuovo studio segnala che le lezioni della pandemia di Covid-19 non sono state integrate nei programmi di salute globale: l'Mpox si è diffuso in oltre 82 paesi con più di 14mila casi confermati nei primi nove mesi del 2026.
Un nuovo studio segnala che le lezioni tratte dalla pandemia di Covid-19 non sono state ancora recepite nei programmi di salute globale, lasciando il mondo vulnerabile alla diffusione di virus emergenti. Lo riporta The National, citando lo studio alla base del report e dichiarazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità; si tratta al momento dell’unica origine disponibile su questa ricostruzione.
Il caso portato a esempio dallo studio è quello dell’Mpox, la malattia diffusasi rapidamente in oltre 82 paesi a cinquant’anni dalla sua prima identificazione nell’uomo in Africa occidentale. Nei primi nove mesi del 2026 si sono registrati oltre 14.000 casi confermati e 50 decessi. Al 30 ottobre si contavano oltre 133.000 ricoveri ospedalieri legati alla malattia, secondo i dati raccolti dai ministeri della salute citati nello studio.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato finora due distinte emergenze sanitarie pubbliche di rilevanza internazionale per l’Mpox: la prima nel 2019, la seconda nel 2026.
Tra le dichiarazioni raccolte dallo studio figura quella della direttrice regionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per le emergenze nel Mediterraneo orientale, Annette Heinzelmann:
«Gli sviluppi recenti in Medio Oriente mostrano quanto rapidamente evolvano le emergenze sanitarie» (trad. dall’inglese)
Il materiale disponibile non specifica la metodologia dello studio citato dal report — dimensione del campione analizzato, criteri di selezione dei programmi sanitari esaminati, eventuali conflitti d’interesse dichiarati dagli autori — né consente di distinguere se le carenze rilevate siano descritte come causa diretta della diffusione dell’Mpox o come fattore correlato tra altri. Il rapporto si concentra sulla capacità dei sistemi sanitari di recepire le lezioni di una crisi passata in quelle successive, più che sulla gestione clinica della malattia in sé. I numeri riportati — oltre 14.000 casi, 50 decessi e oltre 133.000 ricoveri in meno di dieci mesi — restano l’elemento quantitativo più solido della ricostruzione, attribuito ai ministeri della salute citati nello studio.
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