Tre scavi, tre continenti: l'autunno dell'archeologia mediterranea
Da Cerveteri a Saqqara, da Pompei al riconoscimento internazionale: tre ritrovamenti recenti restituiscono un quadro di quanto il sottosuolo abbia ancora da raccontare sulle civiltà antiche.
Tre notizie arrivate quasi in contemporanea disegnano una mappa che attraversa l’Etruria, l’Egitto e la Campania romana, e che vale la pena leggere insieme proprio perché mostra come l’archeologia contemporanea proceda su più fronti, con metodi e protagonisti diversi ma con una costante: la lentezza paziente dello scavo stratigrafico che continua a produrre scoperte di primo piano.
A Cerveteri, l’antica città etrusca conosciuta come Cisra, il Department of Classics and Archaeology della Queen’s University ha riportato alla luce un tempio monumentale. Lo scavo è condotto in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, un modello di cooperazione tra istituzioni accademiche straniere ed enti di tutela italiani che da decenni caratterizza la ricerca su uno dei siti etruschi più studiati al mondo. La dimensione del ritrovamento, descritta come monumentale, lo colloca tra gli interventi più significativi condotti sul sito negli ultimi anni.
Spostandosi in Egitto, nella necropoli di Saqqara, a sud della piana di Giza, la missione archeologica egiziana del Consiglio Supremo delle Antichità ha rinvenuto la tomba di Weni, alto funzionario dell’Antico Egitto. A rendere possibile l’identificazione è stata un’iscrizione presente nella tomba stessa, che ha permesso agli archeologi di ricostruire il profilo del suo proprietario. Saqqara resta una delle aree più produttive per lo studio dell’amministrazione faraonica proprio grazie alla sopravvivenza di sepolture di funzionari di alto rango, le cui iscrizioni funerarie costituiscono fonti dirette sulla struttura dello stato egizio.
Il terzo tassello arriva da Pompei, dove il Parco Archeologico ha ricevuto il Premio Palmyra per la migliore scoperta archeologica del 2025. Il riconoscimento premia la sala da banchetto affrescata con il corteo di Dioniso, emersa dagli scavi nell’insula 10 della Regio IX. Non si tratta quindi di un ritrovamento nuovo, ma della consacrazione istituzionale di uno scavo già noto, segno che il lavoro condotto a Pompei negli ultimi anni continua a essere riconosciuto come un punto di riferimento internazionale per la qualità della documentazione e della conservazione degli affreschi.
Mettere in fila questi tre episodi aiuta a cogliere una caratteristica strutturale del lavoro archeologico attuale: la combinazione tra scavo sul campo, collaborazione tra enti di paesi diversi e verifica a posteriori attraverso premi e pubblicazioni scientifiche. Il tempio di Cerveteri e la tomba di Weni sono scoperte fresche, ancora in fase di scavo e interpretazione; il riconoscimento a Pompei racconta invece come un ritrovamento già avvenuto continui a generare valore nel tempo, attraverso lo studio e la validazione della comunità scientifica internazionale.
Va segnalato che, per ciascuna di queste tre notizie, la ricostruzione qui proposta si basa su un’unica fonte giornalistica che riporta le comunicazioni delle rispettive missioni archeologiche; non è stato possibile, al momento, reperire una conferma indipendente ulteriore per nessuno dei tre casi. Le tre origini primarie restano comunque distinte: la missione della Queen’s University con la Soprintendenza per Cerveteri, il Consiglio Supremo delle Antichità egiziano per Saqqara, il Parco Archeologico di Pompei per il Premio Palmyra.
Fonte: Artribune
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