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Aggiornato alle 21:01 (ora italiana) 7 nov 2026

Esteri e Geopolitica · Apertura giovedì 5 novembre 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Consultazioni a Gerusalemme: gli ultraortodossi rompono con Netanyahu, gli arabi indicano Eisenkot

Nel secondo giorno di consultazioni per il nuovo governo israeliano, la fazione ultraortodossa non presenta un candidato premier, mentre i partiti arabi puntano sull'ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot.

Fotogramma d'archivio, non riferito ai fatti descritti
Video d'archivio, non riferito ai fatti descritti. Video di Athena Sandrini su Pexels

Il presidente israeliano Isaac Herzog ha proseguito nel secondo giorno le consultazioni per la formazione del nuovo governo, incontrando una sequenza di delegazioni che include United Torah Judaism, Otzma Yehudit, i Democratici e il partito arabo Ra’am. È un passaggio istituzionale che, incontro dopo incontro, sta facendo emergere uno scenario diverso da quello atteso fino a pochi giorni fa.

Il dato politico più rilevante riguarda la fazione ultraortodossa: durante il colloquio con Herzog, United Torah Judaism non ha espresso alcun nome come candidato alla guida del governo. È una rottura dell’alleanza che per anni ha legato il mondo ultraortodosso a Benjamin Netanyahu, e il fatto che non sia stata nemmeno proposta un’indicazione di cortesia segnala quanto la distanza tra le parti si sia allargata.

Dall’altro lato dello spettro politico, il partito arabo Ra’am e la Lista Araba Unita hanno scelto di indicare come primo ministro Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore ed ex leader di Yashar. È una mossa che arriva da una componente della Knesset che normalmente non partecipa alla contesa per la premiership con un nome proprio, e che acquista peso proprio nel momento in cui il fronte ultraortodosso lascia un vuoto.

Durante la delegazione di Ra’am, i rappresentanti del partito hanno collegato la propria posizione politica a Gaza, dichiarando:

«Hamas deve deporre le armi. Sostegno al piano Trump per Gaza» — rappresentanti del partito Ra’am, delegazione politica araba israeliana

La frase lega esplicitamente l’indicazione di Eisenkot a una posizione di merito sul dossier di Gaza, un collegamento che i partiti arabi israeliani non avevano reso pubblico con questa chiarezza nei precedenti cicli di consultazioni.

A rendere ancora più fitta la giornata è stata la presenza di Tony Blair, consigliere del Board of Peace per Gaza, che si è recato alla residenza di Herzog durante una pausa delle consultazioni. La coincidenza tra la visita di una figura legata al dossier di Gaza e il giorno in cui i partiti arabi indicano un candidato premier legato proprio a quel tema non viene spiegata nelle fonti disponibili, ma resta un elemento che si colloca nello stesso arco di ore.

Le consultazioni di Herzog sono il meccanismo con cui il presidente israeliano raccoglie le indicazioni dei partiti sulla Knesset prima di affidare l’incarico di formare il governo. Il fatto che la componente ultraortodossa non abbia ancora sciolto la riserva, mentre i partiti arabi hanno già scelto di schierarsi su un nome preciso, racconta una maggioranza di governo ancora da ricomporre, con equilibri che il solo secondo giorno di consultazioni ha già messo in discussione rispetto alle previsioni della vigilia.

Resta da vedere quali altre delegazioni Herzog incontrerà nei prossimi giorni e se la rottura tra ultraortodossi e Netanyahu si tradurrà in un’indicazione alternativa o in un prolungamento dello stallo. Per ora, agli atti delle consultazioni restano due fatti distinti: nessun nome dal fronte ultraortodosso, un nome preciso — Eisenkot — dal fronte arabo.

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