Manovra 2027, cresce la pressione su Giorgetti
Il governo convoca i sindacati per il 13 novembre mentre scuola e Cgil annunciano mobilitazioni. Le Regioni avevano chiesto 6,5 miliardi in più per la sanità, la manovra ne prevede 2,4.
La legge di bilancio 2027 resta al centro di una tensione che coinvolge governo, alleati di maggioranza, sindacati e Regioni, a pochi giorni dall’avvio delle audizioni parlamentari.
Palazzo Chigi ha convocato i sindacati per il 13 novembre, un appuntamento che arriva dopo settimane di critiche al testo della manovra. Prima di quella data, però, il fronte sociale si muoverà autonomamente: i sindacati della scuola hanno annunciato una mobilitazione per l’11 novembre, mentre la Flc Cgil ha indicato uno sciopero per il 20 novembre, esteso a università e ricerca.
Sul fronte della sanità, il nodo riguarda le risorse per il 2027. Secondo quanto riporta l’ANSA, le Regioni avevano chiesto 6,5 miliardi di euro aggiuntivi rispetto alle previsioni iniziali. La manovra, così come è stata presentata, ne stanzia 2,4 miliardi, a cui si aggiunge un miliardo già previsto in precedenza. La distanza tra la richiesta e lo stanziamento effettivo è il punto su cui si misurerà buona parte del confronto tra governo e amministrazioni regionali nelle prossime settimane.
Il Sole 24 Ore riferisce che le audizioni sulla manovra prendono il via da lunedì in Parlamento, un passaggio che apre formalmente la fase di esame del testo da parte delle commissioni competenti. La stessa testata segnala un crescente pressing politico sul ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, chiamato a tenere insieme le richieste delle forze di maggioranza con i vincoli di finanza pubblica che hanno già orientato le prime scelte del testo.
Il quadro che emerge è quello di una manovra che deve attraversare contemporaneamente tre fronti: la trattativa con i sindacati, convocati a metà novembre dopo le mobilitazioni di scuola e ricerca; la richiesta delle Regioni su un capitolo sensibile come la sanità, dove lo scarto tra richiesta e stanziamento resta ampio; e il lavoro parlamentare che si apre con le audizioni, destinato a far emergere ulteriori pressioni sui singoli capitoli di spesa.
Le prossime settimane diranno se gli appuntamenti già fissati — l’11 novembre per la scuola, il 13 per i sindacati convocati dal governo, il 20 per lo sciopero di università e ricerca — porteranno a un aggiustamento del testo prima del suo passaggio definitivo, o se la distanza tra le parti resterà quella attuale fino all’approvazione della legge di bilancio.
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