Il governo impugna la legge veneta sul fine vita, Forza Italia si smarca
Il Consiglio dei ministri ha sollevato un conflitto di attribuzioni contro la norma della Regione Veneto sul suicidio medicalmente assistito, mentre Tajani chiede una legge nazionale.
Il Consiglio dei ministri ha sollevato un conflitto di attribuzioni contro la Regione Veneto, impugnando la legge regionale che disciplina procedure e tempi per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. La notizia proviene al momento da un’unica origine (agenzie di stampa riprese da Today.it); nessuna conferma indipendente è disponibile nel materiale raccolto.
La decisione del governo apre una frattura dentro la maggioranza di centrodestra, che pure sostiene la giunta veneta guidata da un governo di destra. Forza Italia ha espresso dubbi sulla scelta dell’esecutivo di impugnare la norma, e il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha indicato una strada diversa da quella del conflitto istituzionale:
«Serve una legge nazionale» — Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri
La posizione di Tajani sposta il terreno dello scontro: non si tratta, nella lettura di Forza Italia, di stabilire se la Regione avesse titolo a legiferare, ma di colmare un vuoto normativo a livello nazionale che renderebbe superflue — o quantomeno meno necessarie — le iniziative regionali sul tema. È una distinzione che il partito di Tajani pone al centro del proprio dissenso interno rispetto alla linea scelta da Palazzo Chigi.
Il conflitto di attribuzioni è lo strumento con cui il governo contesta alla Regione Veneto la competenza a legiferare sulla materia, portando la questione davanti alla Corte Costituzionale. È una procedura diversa da un ricorso ordinario: non entra nel merito dei contenuti della legge regionale, ma nella domanda preliminare su chi abbia titolo a decidere.
Lo strappo dentro la maggioranza resta, al momento, limitato alle dichiarazioni pubbliche riportate dalle agenzie: non risultano, nel materiale raccolto, prese di posizione formali di altri partiti della coalizione di governo oltre a quella di Forza Italia. La vicenda si inserisce in un dibattito più ampio sul fine vita che attraversa da tempo le istituzioni italiane, senza che il Parlamento abbia finora approvato una disciplina nazionale sulla materia.
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