Altieri ritira la candidatura alla presidenza dell'Anac
Un giorno dopo l'avvio dell'iter di nomina deliberato dal governo, Trifone Altieri rinuncia alla presidenza dell'Autorità nazionale anticorruzione: scontro aperto tra maggioranza e opposizioni.
Il Consiglio dei ministri aveva deliberato giovedì 6 novembre l’avvio della procedura per la nomina di Trifone “Nuccio” Altieri alla presidenza dell’Autorità nazionale anticorruzione. Appena un giorno dopo, il 7 novembre, Altieri ha annunciato il ritiro della propria disponibilità, chiudendo nel giro di ventiquattr’ore un passaggio istituzionale che aveva già acceso lo scontro politico.
Il governo aveva difeso la designazione e la correttezza del proprio operato fin dal primo momento, respingendo le obiezioni sollevate dalle opposizioni sulla scelta del nome. Secondo quanto riferito da Repubblica, parte della contestazione verteva sulla norma che esclude dalla nomina alla presidenza dell’Anac chi abbia ricoperto cariche di partito nei tre anni precedenti: un requisito che, nella lettura delle opposizioni, rendeva la designazione di Altieri problematica fin dall’origine.
La procedura di nomina del presidente dell’Anac non è un atto che il governo può concludere da solo. Il Sole 24 Ore ricorda che l’insediamento richiede il parere favorevole di almeno due terzi delle commissioni parlamentari competenti, una soglia che impone necessariamente una convergenza larga, difficile da raggiungere in un clima di scontro aperto come quello che ha accompagnato questa designazione fin dalle prime ore.
Nel frattempo l’Autorità resta in una condizione di provvisorietà: Repubblica riferisce che i vertici attuali sono stati prorogati per 45 giorni, ma con poteri limitati rispetto all’ordinaria amministrazione. È in questo spazio di tempo ristretto che il governo dovrà individuare un nuovo nome, se vorrà evitare che la proroga scada senza una soluzione definitiva.
Il caso Altieri si inserisce in un braccio di ferro istituzionale più ampio tra esecutivo e opposizioni sulle nomine nei vertici delle autorità indipendenti, un terreno su cui il numero dei due terzi richiesti in commissione agisce di fatto come potere di veto per le minoranze parlamentari. Resta da vedere quale nome il governo sceglierà di proporre nei 45 giorni di proroga ora in corso, e se riuscirà a trovare un candidato capace di superare lo sbarramento parlamentare che ha bloccato la prima designazione.
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