Vaccinazioni infantili: scendono i bambini senza alcuna dose, ma restano 13,5 milioni
Le stime congiunte OMS-UNICEF per il 2025 segnalano un calo dei bambini "zero-dose", ma la metà di loro vive in contesti di conflitto o fragilità, e la copertura contro il morbillo resta sotto la soglia di sicurezza.
Le stime congiunte OMS-UNICEF (WUENIC) pubblicate nel 2026 e relative all’anno 2025 mostrano un miglioramento della copertura vaccinale infantile globale, accompagnato però da squilibri persistenti. Secondo i dati, il 90% dei neonati — circa 116 milioni di bambini — ha ricevuto almeno una dose del vaccino DTP (difterite, tetano, pertosse), e l’85% ha completato l’intero ciclo di tre dosi previsto nel primo anno di vita.
Il dato più seguito dagli osservatori è quello dei bambini cosiddetti “zero-dose”, ossia privi di qualsiasi vaccinazione nei primi dodici mesi di vita: nel 2025 sono scesi a circa 13,5 milioni, quasi 750mila in meno rispetto al 2024. Si tratta di un progresso, ma le stesse stime segnalano che oltre la metà di questi bambini vive in contesti fragili, colpiti da conflitti o comunque vulnerabili — aree che nel complesso ospitano circa un terzo della popolazione infantile mondiale. La distanza tra il dato aggregato e la sua distribuzione geografica resta quindi il nodo principale: il miglioramento medio non si traduce automaticamente in un miglioramento ovunque, e le zone già più esposte a rischi sanitari restano quelle con l’accesso più difficile ai programmi vaccinali.
Un secondo elemento riguarda il morbillo. Nel 2025, 57 Paesi hanno segnalato focolai significativi della malattia, per la quale la copertura vaccinale globale resta sotto la soglia del 95% considerata necessaria per l’immunità di gregge. È una misura indicativa della fragilità dei sistemi sanitari: il morbillo, altamente contagioso, tende a comparire proprio dove la copertura scende sotto quella soglia, rendendolo un indicatore precoce di eventuali cali più ampi nella vaccinazione di routine.
Secondo quanto riportato dalle stime, la ripresa dei tassi di vaccinazione globali arriva dopo il calo registrato durante la pandemia di Covid-19, un periodo in cui molti programmi vaccinali di routine avevano subito interruzioni in diversi Paesi. La direttrice generale dell’UNICEF, Catherine Russell, ha attribuito questo recupero al lavoro di governi e operatori sanitari sul terreno.
Va segnalato che la notizia proviene al momento da un’unica origine primaria — le stime congiunte OMS-UNICEF (WUENIC) — riprese da due testate (ANSA e Dazebaonews): non essendoci una fonte indipendente ulteriore che verifichi autonomamente i numeri, non è disponibile una conferma indipendente della metodologia di raccolta dati, che resta quella abituale dei due enti promotori.
Il quadro che emerge resta duplice: da un lato un progresso quantitativo reale, con quasi 750mila bambini in più raggiunti da almeno una vaccinazione rispetto all’anno precedente; dall’altro una concentrazione persistente del problema residuo nelle aree più difficili da raggiungere, dove conflitti e fragilità istituzionale rendono i programmi di immunizzazione più costosi e meno stabili. La soglia di sicurezza per il morbillo, non raggiunta a livello globale, resta l’indicatore su cui le prossime rilevazioni WUENIC verranno probabilmente misurate.
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