OpenAI mette l'IA a caccia di falle nei sistemi critici: cosa cambia con GPT-6 Cyber
Il nuovo modello di OpenAI individua vulnerabilità nel codice di infrastrutture connesse e ha già passato al setaccio Linux. È il primo test su larga scala di un'IA pensata per la difesa informatica, con un investimento miliardario alle spalle.
OpenAI ha reso disponibile Gpt-6 Cyber, un modello sviluppato specificamente per individuare vulnerabilità critiche nei sistemi aziendali connessi a internet, secondo quanto riportato da ANSA. Il modello è già stato impiegato per analizzare il codice sorgente di Linux, il sistema operativo alla base della maggior parte dei server e delle infrastrutture digitali globali, rintracciando centinaia di potenziali criticità.
La notizia è confermata anche dal portale cinese Sina, che riporta gli stessi elementi essenziali del rilascio, offrendo una seconda origine indipendente dalla prima.
Il lancio non arriva isolato. A settembre OpenAI aveva annunciato un investimento da un miliardo di dollari destinato alla sicurezza delle infrastrutture critiche: il nuovo modello si inserisce in quella strategia, spostando l’applicazione dell’intelligenza artificiale dal testo generico alla ricerca sistematica di errori nel codice che gestisce reti elettriche, impianti industriali e sistemi aziendali connessi.
Rispetto alla versione precedente, secondo quanto riferito, il modello ha migliorato la capacità di restare entro il perimetro autorizzato durante le scansioni, evitando di interagire con servizi esterni non previsti dal test. Si tratta di un dettaglio tecnico non secondario: un sistema automatico che cerca falle di sicurezza su reti reali deve poter operare senza produrre effetti collaterali su infrastrutture terze, un rischio intrinseco a qualunque strumento di scansione su larga scala.
Resta aperta, e non risolta dalle fonti disponibili, la questione del controllo sull’uso di uno strumento di questo tipo: una tecnologia capace di scovare vulnerabilità in sistemi critici è per definizione duale, utile tanto a chi deve difendere quanto a chi volesse sfruttarle. Nessuna delle due fonti consultate fornisce dettagli su chi avrà accesso al modello né su eventuali restrizioni d’uso, elemento che resta da verificare nei prossimi sviluppi.
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