Sudafrica: le ronde anti-migranti continuano, in Italia nessuna eco
Da mesi un movimento sudafricano organizza perquisizioni porta a porta per stanare ed espellere migranti irregolari. Decine di migliaia di persone sono già tornate nei paesi d'origine. Il criterio di rilevanza e l'assenza di copertura italiana, verificati.
In Sudafrica un movimento chiamato “March and March” prosegue da mesi manifestazioni settimanali per ottenere l’espulsione dei migranti irregolari dal paese. Il gruppo aveva fissato al 30 giugno 2026 un ultimatum informale per la partenza degli stranieri; la leader Jacinta Ngobese-Zuma ha poi annunciato che le marce continueranno per altri sei mesi. Il 9 luglio, a Johannesburg, alcuni manifestanti hanno effettuato perquisizioni porta a porta, consegnando alla polizia i migranti trovati, incluse donne e bambini.
Gli effetti si misurano già nei numeri dei paesi di origine: secondo i rispettivi governi, oltre 38.000 cittadini del Malawi e più di 60.000 dello Zimbabwe sono tornati in patria. Medici Senza Frontiere ha segnalato un crescente bisogno umanitario tra le persone sfollate da queste dinamiche. Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha preso pubblicamente distanza dalle azioni dei gruppi, definendo tali condotte una forma di giustizia sommaria esercitata al di fuori della legge.
Il criterio di rilevanza per chi legge da qui è duplice. Primo: il Sudafrica è un nodo migratorio regionale di primo piano; una destabilizzazione dei rapporti con Malawi e Zimbabwe — entrambi coinvolti in rimpatri di massa — ha ricadute su stabilità politica e flussi migratori che, storicamente, non restano confinati a un solo continente. Secondo: il modello delle ronde volontarie che sostituiscono l’azione statale nell’identificazione e nell’espulsione di stranieri è un fenomeno che si è già visto altrove sotto altre forme, e la sua evoluzione — se tollerata, normalizzata o repressa dallo Stato — costituisce un precedente osservabile anche da lontano.
Al momento della pubblicazione, nessuna delle principali testate italiane risulta aver coperto la notizia. La vicenda è stata seguita da agenzie internazionali come Reuters e AFP, riprese da Al Jazeera e NBC News, ma non risultano articoli originali o riprese in lingua italiana sui principali siti di informazione generalista nazionale.
Restano margini di incertezza sui numeri complessivi degli sfollamenti, poiché le cifre disponibili provengono dai soli governi di Malawi e Zimbabwe e non da un conteggio indipendente o da un organismo internazionale. Non è inoltre chiaro quale sia, ad oggi, la risposta operativa del governo sudafricano oltre alla dichiarazione pubblica del presidente Ramaphosa contro il vigilantismo.
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