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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Esteri e Geopolitica · Analisi mercoledì 12 agosto 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Petrolio in rialzo dopo nuove minacce di Trump all'Iran, mentre Islamabad parla di trattativa in corso

Il presidente statunitense torna a minacciare Teheran e i mercati energetici reagiscono con un rialzo dei prezzi. In parallelo, fonti pachistane indicano che Washington e Iran sarebbero vicini a un'intesa, in un quadro ancora incerto sui flussi nello Stretto di Hormuz.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di K su Pexels

Il petrolio Wti è salito a 83,47 dollari al barile e il gas ha guadagnato il 3,39% dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rinnovato le minacce nei confronti dell’Iran. La reazione dei mercati energetici arriva mentre restano aperti i dubbi sulla piena ripresa dei flussi commerciali nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il trasporto di petrolio e gas dal Golfo Persico verso il resto del mondo.

I trader continuano a monitorare le tensioni in Medio Oriente nonostante le rassicurazioni diplomatiche circolate nelle ultime settimane. Le fonti disponibili non riportano una spiegazione attribuita del perché il mercato reagisca in questo modo; resta comunque il fatto che l’amministrazione statunitense ha più volte alternato pressioni verbali e aperture negoziali nei confronti di Teheran.

In un quadro apparentemente contraddittorio, il Pakistan ha segnalato che Stati Uniti e Iran sarebbero vicini a un accordo. L’indicazione, riportata da fonti pachistane citate dalle agenzie, ha contribuito a un’apertura in lieve rialzo di Wall Street, segno che gli investitori leggono le tensioni verbali di Trump come parte di una dinamica negoziale più ampia, non necessariamente come preludio a un’escalation militare.

Il doppio segnale — minacce pubbliche da un lato, mediazione pachistana dall’altro — è coerente con lo schema seguito da Washington negli ultimi mesi sul dossier iraniano: dichiarazioni dure rivolte all’opinione pubblica interna e ai mercati, accompagnate da canali diplomatici paralleli meno visibili. Il Pakistan, che mantiene rapporti diplomatici sia con Washington che con Teheran, si è più volte proposto in passato come intermediario informale su questioni regionali, anche se l’informazione riferita dalle fonti pachistane non è al momento confermata direttamente da Stati Uniti o Iran.

Resta da capire quale delle due dinamiche prevarrà nelle prossime settimane. Se l’ipotesi di un’intesa dovesse consolidarsi, i mercati energetici potrebbero correggere al ribasso i timori legati a un blocco dello Stretto di Hormuz; se invece le minacce di Trump dovessero tradursi in nuove misure concrete, la pressione sui prezzi del petrolio e del gas è destinata a proseguire. Per ora i dati disponibili registrano un rialzo di entrambe le materie prime, mentre la notizia di un possibile accordo resta attribuita a fonti pachistane e non ancora riscontrata dalle parti direttamente coinvolte.

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