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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Cronache · Analisi venerdì 14 agosto 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Mar Rosso e Hormuz: due navi mercantili colpite in pochi giorni sulle stesse rotte

Un mercantile indiano affondato a sud di Hodeidah con quattordici uomini tratti in salvo e una portarinfuse data per scomparsa nello Stretto di Hormuz: due episodi distinti, due corridoi obbligati del traffico energetico e commerciale, gradi di accertamento molto diversi.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Siarhei Nester su Pexels

Il 4 agosto 2026 la nave a vela meccanizzata MSV Faize Noore Oliya, di bandiera indiana, è affondata nel Mar Rosso a circa tredici miglia nautiche a sud del porto di Hodeidah dopo essere stata colpita. I quattordici uomini a bordo — tredici cittadini indiani e uno yemenita — sono stati recuperati da guardia costiera e unità navali yemenite e sbarcati al porto di Mokha; cinque hanno riportato ferite lievi, non risultano vittime (UPI, The Maritime Executive). Sulla natura di ciò che ha colpito la nave il materiale disponibile è scarno: The Maritime Executive parla di un proiettile fin dal titolo, e nessuna delle fonti consultate ricostruisce con precisione il mezzo impiegato.

Sull’origine dell’attacco le fonti disponibili registrano una sola versione esplicita: le National Resistance Forces, formazione affiliata al governo yemenita riconosciuto, l’hanno attribuito agli Houthi (Xinhua). Gli Houthi non hanno commentato. La distinzione conta: quella attribuzione è la posizione di una delle parti in conflitto, non un accertamento indipendente, e va letta come tale. Il contesto documentato è il blocco marittimo dichiarato dagli Houthi contro l’Arabia Saudita e il traffico collegato a Riad nel Mar Rosso.

Il governo indiano ha reagito per via diplomatica. Il Ministero degli Esteri di Nuova Delhi ha chiesto che «il bersagliamento del naviglio commerciale nella regione deve cessare» (traduzione dall’inglese, via UPI). La nazionalità dell’equipaggio spiega la rapidità della presa di posizione: si tratta di lavoratori del cabotaggio dell’Oceano Indiano, il segmento meno protetto del traffico mercantile, che viaggia su unità piccole, senza scorta e con rotte costiere fisse.

Il secondo episodio riguarda l’altro collo di bottiglia della regione. La portarinfuse Minoan Pioneer, di bandiera liberiana, risulta scomparsa nello Stretto di Hormuz dopo essere stata colpita da un proiettile non identificato a nord-est dell’Oman. Nella stessa area, in un episodio precedente, era stata colpita anche la gasiera di bandiera bermudiana Gaslog Shanghai, che trasportava gas naturale liquefatto dal Qatar (Wikipedia — Portale attualità, Windward Daily Intelligence).

Qui il livello di accertamento è più basso, e va dichiarato. Le origini disponibili sono due: un portale di attualità che riprende Seatrade Maritime News, Al Arabiya e Bloomberg, e un bollettino di intelligence marittima commerciale. Il proiettile non è identificato, nessuna rivendicazione risulta dalle fonti consultate, e la sorte dell’equipaggio della Minoan Pioneer non è ricostruibile da questo materiale: «scomparsa» è la formula usata dalle fonti, non un sinonimo di affondamento accertato. Su questo secondo caso, quindi, la redazione riporta ciò che è documentato e si ferma lì.

Messi accanto, i due episodi indicano una pressione che agisce su entrambi i passaggi obbligati fra il Golfo, il Mar Rosso e l’Oceano Indiano. Cambiano i bersagli — un’unità minore in acque costiere yemenite, navi di grande stazza in transito nello stretto — resta la geografia: si tratta di rotte che non hanno alternative brevi. Le deviazioni attorno all’Africa australe esistono, ma allungano di settimane, e per il gas naturale liquefatto in partenza dal Qatar la strozzatura di Hormuz non ha sostituti.

La dimensione economica è la parte più misurabile della vicenda. Secondo dati sulle spedizioni, tra il 4 luglio e il 4 agosto 2026 il solo Iraq ha esportato oltre 30 milioni di barili di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz (Wikipedia — Portale attualità, Windward Daily Intelligence): è il volume mensile che attraversa un tratto d’acqua largo poche decine di chilometri, dove in agosto due navi mercantili sono state colpite.

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