Due navi ADNOC colpite nello Stretto di Hormuz, gli Emirati accusano l'Iran
Attacco con droni giovedì sera contro due imbarcazioni della compagnia statale emiratina: nessun ferito, danni lievi secondo il centro britannico UKMTO. Condanne da Qatar, Kuwait, Egitto e Bahrein; da Teheran nessuna replica immediata.
Lo Stretto di Hormuz, che l’edizione di stamattina aveva raccontato dal lato dei transiti commerciali, torna a essere teatro di un attacco. Nella notte fra giovedì e venerdì il Ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti ha annunciato che due navi collegate ad ADNOC, la compagnia petrolifera statale di Abu Dhabi, sono state attaccate mentre attraversavano lo stretto. La stessa ADNOC ha confermato che due sue imbarcazioni sono state colpite giovedì sera e che la situazione è stata riportata sotto controllo. Non risultano feriti (Al Jazeera).
Sulla dinamica il riscontro più asciutto arriva dal centro britannico UKMTO, che monitora il traffico mercantile nell’area: due navi hanno riportato danni lievi dopo essere state attaccate da droni. Gli Emirati attribuiscono l’azione all’Iran e la qualificano, nel comunicato del ministero, come uno degli «atti di pirateria» compiuti usando lo stretto come strumento di coercizione economica (traduzione dall’inglese). Teheran non ha commentato immediatamente le accuse.
Le reazioni del Golfo
Nel corso del 14 agosto sono arrivate dichiarazioni ufficiali di condanna da Qatar, Kuwait, Egitto e Bahrein (Fox News). Il richiamo più preciso è quello qatariota alla risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, adottata a marzo 2026, che intima all’Iran di cessare gli attacchi contro gli Stati del Golfo e contro le rotte marittime. È un dettaglio che conta più delle formule di solidarietà: significa che la reazione regionale viene ancorata a un atto vincolante del Consiglio, e non solo alla protesta bilaterale di Abu Dhabi.
Non è il primo episodio che riguarda la compagnia emiratina. Un attacco a una petroliera ADNOC era già stato denunciato dagli Emirati sabato 8 agosto. Due casi a sei giorni di distanza, contro navi riconducibili allo stesso armatore statale, indicano che il bersaglio non è generico: sono le unità di un Paese del Golfo, in un tratto d’acqua dove il traffico ordinario è ridotto e ogni passaggio è visibile.
Non sono stati segnalati feriti; UKMTO parla di danni lievi alle due unità.
L’effetto immediato sui prezzi
La conseguenza misurabile si è vista sul greggio. Giovedì 13 agosto l’indice S&P 500 aveva chiuso a un massimo storico, superando per la prima volta quota 7.800, e il rialzo era stato attribuito al raffreddamento dell’inflazione di luglio e al contemporaneo calo dei prezzi del petrolio. A fine settimana il petrolio è tornato a salire proprio dopo l’attacco alle due navi collegate agli Emirati, mentre i listini americani si muovevano in ordine misto in attesa dei dati sulle vendite al dettaglio (BNN Bloomberg, TheStreet). La sequenza è la stessa che si osserva da mesi: il rischio sullo stretto si scarica sul prezzo prima che su qualsiasi tavolo diplomatico.
Il ricambio navale americano
Sul versante militare, gli Stati Uniti stanno inviando in Medio Oriente la portaerei USS George Washington per dare il cambio alla USS Abraham Lincoln, in dispiegamento prolungato a causa della guerra contro l’Iran. La nave è in mare da più di 250 giorni e non effettua uno scalo in porto da 200; secondo la ricostruzione del Wall Street Journal ripresa da Just Security crescono le preoccupazioni sul morale degli equipaggi e sulle condizioni di vita a bordo. Su questo punto la notizia proviene al momento da un’unica origine (l’inchiesta del Wall Street Journal); nessuna conferma indipendente disponibile.
Restano fuori dal quadro accertabile due elementi non secondari: la provenienza tecnica dei droni impiegati e la posizione ufficiale di Teheran, che alla chiusura di questa edizione non risulta espressa. Le due navi ADNOC, secondo la compagnia, sono state riportate sotto controllo.
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