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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Esteri e Geopolitica · Analisi sabato 15 agosto 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Due Eurofighter italiani abbattono un drone sulla Lettonia: Riga lo indica come «probabilmente ucraino»

Nella notte fra il 13 e il 14 agosto la difesa aerea alleata è intervenuta nella regione di Balvi. Secondo le forze armate lettoni il velivolo era stato deviato dalla guerra elettronica russa. Una storia che l'edizione del mattino non ha raccontato.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Anastasiya Badun su Pexels

La difesa aerea della Nato ha abbattuto un drone entrato nello spazio aereo della Lettonia. L’annuncio è delle forze armate lettoni, che collocano l’intervento nella regione di Balvi, nel nord-est del Paese, e lo attribuiscono ai caccia in pattugliamento nell’ambito della missione di sorveglianza dei cieli baltici.

Chi è decollato. Secondo la Nato, ripresa dall’ANSA, sono partiti d’urgenza due Eurofighter italiani dalla base lituana di Šiauliai e due F-16 turchi dalla base estone di Ämari. L’allerta aerea, diffusa in cinque regioni della Lettonia, è stata revocata alle 4:50. L’intervento è stato confermato dal ministero della Difesa lettone attraverso l’agenzia DPA, nella ricostruzione di Euronews, e dalle comunicazioni delle forze armate riportate da Il Dubbio.

Il punto che complica il quadro. Le stesse forze armate lettoni indicano che il drone era probabilmente ucraino, deviato dalla propria rotta da attività di guerra elettronica russa. È l’elemento che rende questo episodio diverso da una violazione deliberata dello spazio aereo alleato: se la ricostruzione di Riga regge, un mezzo appartenente al Paese aggredito è finito sopra il territorio di un membro dell’Alleanza perché i sistemi di disturbo del Paese aggressore ne hanno alterato la navigazione. La qualificazione resta un’ipotesi delle autorità lettoni — la parola usata è «probabilmente» — e non risulta al momento una conferma da parte ucraina nel materiale disponibile.

«La Nato garantisce la protezione dei nostri cieli» — Allison Hart, portavoce della Nato

La ministra degli Esteri lettone Baiba Braze ha espresso pubblicamente gratitudine agli alleati italiani per il contributo alla missione di difesa aerea nei Paesi baltici. È una dichiarazione politica che va letta per quello che è: il riconoscimento del funzionamento di un dispositivo condiviso, non una valutazione sull’origine del velivolo.

Non è un caso isolato. Il giorno precedente F-16 rumeni e F-18 spagnoli erano decollati d’urgenza dopo violazioni dello spazio aereo della Romania nei pressi del confine con l’Ucraina. Un altro drone è caduto in una zona boschiva della contea di Tulcea, provocando un incendio: lo ha reso noto il ministero della Difesa di Bucarest. In due giorni, quindi, quattro aeronautiche di quattro Paesi alleati — Italia, Turchia, Romania, Spagna — sono intervenute su due frontiere diverse dello stesso fianco orientale.

Cosa dice questa sequenza. L’air policing baltico è una missione di sorveglianza, non di combattimento: i velivoli assegnati intercettano e identificano mezzi non autorizzati. L’abbattimento è il gradino successivo, e la sua ripetizione sposta di fatto il carattere operativo della missione. La distinzione fra un drone lanciato contro un Paese Nato e un drone finito su un Paese Nato per effetto collaterale della guerra elettronica è enorme dal punto di vista giuridico e politico, ed è quasi nulla dal punto di vista di chi deve decidere in pochi minuti se abbattere un oggetto volante non identificato sopra territorio abitato.

C’è poi una conseguenza pratica che riguarda direttamente la Lettonia: l’allerta aerea è rimasta attiva in cinque regioni fino alle 4:50 del mattino. Non risulta nel materiale disponibile la segnalazione di danni a terra dopo l’abbattimento nella regione di Balvi.

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