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Il Punto cieco domenica 16 agosto 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Il conto economico del caldo europeo: una stima da 180 miliardi che qui non si legge

Un rapporto della banca olandese Triodos calcola che le perturbazioni legate alle temperature possano ridurre la produzione dell'Unione europea di circa l'1% nel 2026, quasi quanto la crescita prevista dalla Commissione. La stima non risulta ripresa dalle testate italiane.

Il numero, se regge, è di quelli che cambiano una discussione: circa 180 miliardi di euro, pari a circa l’1% della produzione dell’Unione europea nel 2026. È la stima contenuta in un rapporto della banca olandese Triodos sulle perturbazioni economiche legate al caldo, riportata nel bollettino europeo del Rio Times.

Il termine di paragone lo fornisce la Commissione europea, che per l’anno in corso ha stimato una crescita dell’1,1%. Se le due cifre fossero direttamente sovrapponibili — e vanno maneggiate con cautela, perché una è una previsione macroeconomica e l’altra la quantificazione di un effetto specifico — il costo del caldo assorbirebbe quasi per intero l’espansione attesa dell’economia europea.

Come è costruita la stima

Secondo il rapporto, la voce principale non è il danno materiale — incendi, siccità, infrastrutture — ma la produttività del lavoro, che da sola inciderebbe per circa 0,6 punti percentuali sul totale. È il meccanismo meno visibile e più diffuso: ore lavorate in condizioni di temperatura elevata rendono meno, in edilizia, agricoltura, logistica e in ogni attività non climatizzata. La banca prevede che la Francia sopporti il peso maggiore, con perdite significative anche nei Paesi Bassi.

Va detto con chiarezza cosa questo documento è e cosa non è: è un esercizio di modellizzazione, non una valutazione finale dei danni. Nessun conteggio consuntivo esiste, l’anno non è finito e i modelli di questo tipo dipendono in modo decisivo dalle assunzioni su quante ore di lavoro vengono perse e a quale temperatura. La notizia proviene inoltre al momento da un’unica origine (il bollettino del Rio Times che riferisce il rapporto Triodos); nessuna conferma indipendente disponibile.

Perché riguarda anche chi legge da qui

Il criterio di rilevanza è duplice. Il primo è di perimetro: la stima non riguarda i soli paesi indicati come più esposti, Francia e Paesi Bassi, ma il complesso della produzione dell’Unione europea, di cui l’economia italiana è parte. Il secondo è di metodo: se la voce di costo principale è la produttività del lavoro, allora l’adattamento al caldo non è materia di protezione civile ma di organizzazione del lavoro — orari, turni, contrattazione — cioè di decisioni che si prendono a livello nazionale e aziendale.

C’è poi un dato che dà la misura dell’altra faccia dello stesso fenomeno. La rete di sorveglianza EuroMOMO, fra i cui sostenitori figurano l’ECDC e l’OMS, ha contato per le ondate di fine giugno 2026 più di diecimila morti oltre l’atteso in Europa; oltre novemila riguardavano persone dai 65 anni in su, secondo i dati ripresi da Euronews. Uno studio preliminare firmato dal climatologo Christopher Callahan, non ancora sottoposto a revisione paritaria, stima 20.390 morti legate al caldo fra il 22 e il 28 giugno, con l’Italia al quarto posto (2.709) dopo Francia, Germania e Spagna: è una modellizzazione statistica pubblicata su Zenodo, non un conteggio diretto, e la differenza fra le due cifre indica quanto ampio sia il margine di incertezza in questo campo.

L’assenza di copertura

Al momento della pubblicazione, nessuna delle principali testate italiane risulta aver coperto la stima di Triodos sul costo economico del caldo per l’Unione europea. La constatazione si ferma qui: registrare un’assenza è un fatto, attribuirle un’intenzione no. Le ondate di calore hanno avuto ampia copertura in Italia sul versante meteorologico e sanitario; la quantificazione dell’effetto sulla produzione europea, con l’ordine di grandezza dei 180 miliardi, non risulta comparire.

La cifra da tenere sotto controllo nei prossimi mesi è la revisione delle previsioni di crescita della Commissione europea, oggi ferme all’1,1% per il 2026.

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