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Italia · Apertura mercoledì 19 agosto 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Il Viminale tiene i controlli con la Spagna fino al 31 agosto e dice no ai rientri dalla Germania

La sospensione di Schengen alle frontiere aeree e marittime con la Spagna resta in vigore almeno fino a fine mese. Nello stesso giorno il ministero dell'Interno comunica a Berlino che non accetterà i trasferimenti di richiedenti asilo previsti dal regolamento di Dublino.

Fotogramma d'archivio, non riferito ai fatti descritti
Video d'archivio, non riferito ai fatti descritti. Video di Emrul Kausar Emon su Pexels

Il governo italiano gioca due partite di frontiera contemporaneamente, e le gioca in direzioni opposte: a sud-ovest tiene chiusa una porta, a nord ne rifiuta un’altra che qualcuno vorrebbe aprire dall’esterno.

La prima decisione riguarda la Spagna. Il ministero dell’Interno ha stabilito di mantenere in vigore i controlli alle frontiere fino al 31 agosto 2026, rinviando a quella data la valutazione su un’ulteriore proroga o sul ritorno al regime ordinario. La misura riguarda le frontiere aeree e marittime di tutti gli aeroporti e i porti italiani con collegamenti diretti con la Spagna. Nell’audizione al Comitato parlamentare Schengen il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha riferito i numeri prodotti finora dal dispositivo: 3 arresti e 21 respingimenti di cittadini di Paesi terzi dall’avvio dei controlli.

Sono cifre che vanno lette per quello che sono. Un’operazione che coinvolge l’intera rete di porti e aeroporti collegati con un altro Stato membro dell’Unione ha prodotto, in poche settimane, ventiquattro provvedimenti individuali complessivi. Il dato non dice se la misura funzioni come deterrente — un effetto che per definizione non si misura sui numeri di chi viene fermato — ma è l’unico indicatore pubblico oggi disponibile per valutarla.

L’origine della sospensione resta l’afflusso di fine luglio a Ceuta: tra il 30 e il 31 luglio circa 72.000 cittadini di Paesi terzi sono entrati irregolarmente nell’exclave spagnola, che conta circa 83.000 abitanti. La reazione a catena è documentata. Madrid ha risposto il 7 agosto, sottoponendo a verifica di frontiera chi arriva dall’Italia: tra gli scali interessati figurano quelli della capitale spagnola, di Barcellona e di Siviglia. Il commissario europeo agli Affari interni Magnus Brunner segue il dossier ed è in contatto sia con il Viminale sia con le autorità spagnole.

L’argomento con cui il ministro ha difeso la scelta in Parlamento è di principio: non possono esistere Paesi europei titolari di un diritto maggiore di altri a proteggere la propria sicurezza nazionale. Sul versante pratico, Piantedosi ha assicurato che per i viaggiatori italiani in Spagna e per quelli spagnoli in arrivo in Italia non cambia nulla rispetto a quanto già accade.

La seconda partita si gioca con Berlino. Il Viminale ha inviato al governo tedesco una comunicazione formale nella quale dichiara che l’Italia non accetterà il rientro dei richiedenti asilo transitati per il territorio italiano come primo Paese di approdo. Il contenzioso ha un perimetro preciso: tre casi di trasferimento antecedenti al 12 giugno 2026, data di entrata in vigore del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo. Roma li considera coperti dalla cosiddetta «sanatoria dei dublinanti», prevista da un accordo bilaterale firmato con la Germania nel dicembre 2025. Berlino sostiene la tesi opposta: il sistema di Dublino resta pienamente operativo anche per i casi precedenti al 12 giugno, sulla base di intese bilaterali anteriori.

Il governo italiano affianca alla questione giuridica una richiesta politica, quella di un «meccanismo di compensazione» collegato ai migranti sbarcati in Italia da navi di organizzazioni non governative tedesche: secondo i dati forniti dal Viminale, 2.000 persone dall’inizio dell’anno e 500 dal 12 giugno. La partita finirà a Bruxelles: l’Italia ha annunciato che porterà il caso all’attenzione della Commissione europea. «Eccepiremo tutto questo alla commissione europea ma confidiamo che ci saranno sempre meno dublinanti», ha detto il ministro dell’Interno.

Le due vicende hanno in comune un elemento che le rende leggibili insieme: in entrambe l’Italia rivendica una lettura nazionale di regole comuni, e in entrambe la controparte è un altro Stato membro, non un Paese terzo. Sul fronte spagnolo la decisione italiana ha avuto come contraccolpo una misura speculare di Madrid, adottata il 7 agosto; su Dublino la contestazione riguarda tre casi individuali, ma il precedente che ne discende varrebbe per tutti quelli successivi.

La prossima data verificabile è il 31 agosto, quando il Viminale dovrà decidere se prorogare ancora i controlli con la Spagna o lasciarli scadere.

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