Il Ciad notifica all'Onu l'uscita dalla Corte penale internazionale
N'Djamena si aggiunge a Burkina Faso, Mali e Niger: il recesso dallo Statuto di Roma diventerà effettivo tra un anno. Il governo motiva la scelta con la distribuzione geografica delle inchieste aperte dalla Corte e chiede all'Unione Africana strumenti giudiziari continentali.
Il governo del Ciad ha depositato presso il segretario generale delle Nazioni Unite la notifica di recesso dallo Statuto di Roma, il trattato del 1998 che ha istituito la Corte penale internazionale. La procedura seguita è quella prevista dall’articolo 127 dello Statuto, che fissa in dodici mesi il termine tra la comunicazione e l’uscita effettiva: la separazione tra N’Djamena e il tribunale dell’Aia si perfezionerà quindi nel luglio 2027. La dichiarazione porta la firma del portavoce del ministero degli Affari esteri ciadiano, Ibrahim Adam Mahamat (Agenzia Nova, Il Post).
L’argomento portato dal governo è di tipo statistico. Nella nota, N’Djamena richiama i dati della Corte aggiornati all’11 maggio: su tredici inchieste aperte, nove riguardano Paesi africani. Da quella proporzione il ministero fa discendere l’accusa di selettività nell’esercizio dell’azione dell’Aia, e la conclusione che il continente abbia bisogno di strumenti propri. L’esecutivo ciadiano ha rivolto all’Unione Africana un invito esplicito ad accelerare la costruzione di meccanismi giudiziari continentali, indicando come obiettivo «una giustizia continentale più equa, più equilibrata, più credibile» (governo del Ciad).
La Corte, dal canto suo, ha respinto in passato l’addebito di parzialità, osservando che diverse tra le prime indagini furono avviate su segnalazione dei governi africani interessati — è il caso dell’Uganda e della Repubblica Democratica del Congo, che si rivolsero all’Aia autonomamente (Rivista Africa). Le due letture non si escludono sul piano dei numeri: contano lo stesso insieme di procedimenti attribuendogli origini diverse, l’una guardando a dove si trovano gli imputati, l’altra a chi ha chiesto l’intervento.
Il dato di contesto più rilevante non è però il singolo recesso, ma la sua serialità. Il Ciad è il quarto Stato africano ad annunciare l’uscita dopo Burkina Faso, Mali e Niger, i tre Paesi del Sahel centrale usciti dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale e retti da governi insediatisi con colpi di Stato: anche per loro il termine di dodici mesi scade nel 2027 (Il Sole 24 Ore). Nel giro di pochi mesi, dunque, un blocco geografico contiguo — la fascia saheliana dall’Atlantico al bacino del Ciad — si troverà collettivamente fuori dalla giurisdizione dell’Aia. Per una Corte priva di forza di polizia propria, che dipende interamente dalla cooperazione degli Stati parte per arresti, trasferimenti e raccolta di prove, la sottrazione di un’area contigua pesa più della somma delle singole adesioni perdute.
Il Ciad ha inoltre una posizione specifica: è uno degli attori militari del Lago Ciad e ha ospitato per anni dispositivi antiterrorismo occidentali. La sua uscita segnala che il distacco dall’Aia non è confinato ai governi nati da rotture istituzionali, ma tocca anche interlocutori che i partner europei e statunitensi hanno trattato come stabili.
Restano zone d’ombra che il materiale disponibile non chiarisce. Non è documentato, nelle fonti consultate, se il Ciad abbia procedimenti pendenti davanti alla Corte, né quale posizione formale abbia assunto l’Unione Africana sulla richiesta di N’Djamena: l’organizzazione discute da oltre un decennio dell’ampliamento delle competenze penali della propria Corte africana di giustizia e dei diritti umani, senza che il protocollo relativo sia entrato in vigore. In assenza di una risposta continentale operativa, l’effetto immediato dell’uscita è una riduzione dell’area in cui l’Aia può contare su obblighi di cooperazione.
Il calendario è fissato: luglio 2027 per il Ciad, lo stesso anno per gli altri tre. Fino a quella data gli Stati restano parte dello Statuto e vincolati ai suoi obblighi.
Fonti: Agenzia Nova; Rivista Africa; Il Post; Il Sole 24 Ore (edizione in lingua inglese, corrispondenza da Nairobi).
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