Redazione Zero Sezioni EN ES

Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Italia · Analisi mercoledì 19 agosto 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Al Senato una proposta di legge sui dispositivi digitali nei primi tre anni di vita

Il testo, presentato il 23 luglio con prima firmataria la senatrice Malpezzi e sottoscritto da parlamentari di tutti i gruppi, prevede linee guida nazionali, moduli informativi nei corsi pre-parto e un tavolo tecnico al ministero della Salute. L'iter è agli inizi.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di raksasok heng su Pexels

Storia che l’edizione del mattino non conteneva, dove la sezione Italia era occupata dalla proroga dei controlli di frontiera. Il tema qui è parlamentare e ha una caratteristica rara nella legislatura: un testo firmato da gruppi che su quasi tutto il resto votano in modo opposto.

La proposta è stata presentata al Senato il 23 luglio 2026 su iniziativa della senatrice Simona Malpezzi, insieme alla Società Italiana di Pediatria e alla Fondazione Terre des Hommes Italia (ANSA, Fondazione Terre des Hommes Italia). Il testo è sottoscritto da parlamentari di tutti i gruppi, da Fratelli d’Italia ad Alleanza Verdi e Sinistra.

Il contenuto è più procedurale di quanto il titolo lasci intendere, e conviene leggerlo per quello che dispone.

Primo: entro sei mesi dall’entrata in vigore, i ministeri della Salute, dell’Istruzione e della Famiglia dovrebbero adottare linee guida nazionali basate su evidenze scientifiche. Le linee guida dovrebbero indicare l’assenza di esposizione ai dispositivi digitali sotto i 36 mesi e fissare tempi massimi giornalieri per le fasce d’età fino ai 18 anni.

Secondo: il testo prevede l’inserimento di moduli sull’impatto delle tecnologie digitali nei corsi di preparazione al parto e la diffusione di materiali informativi in consultori e punti nascita.

Terzo: è prevista l’istituzione, presso il ministero della Salute, di un tavolo tecnico nazionale permanente dedicato alla salute digitale dei minori.

La struttura è quindi quella di una legge di delega e di indirizzo: non contiene divieti sanzionati, ma affida all’amministrazione il compito di scrivere raccomandazioni e di organizzare il canale attraverso cui farle arrivare alle famiglie. Il punto di contatto scelto è significativo — corsi pre-parto, consultori, punti nascita — perché individua il momento in cui il sistema sanitario incontra i genitori prima che il problema si presenti.

Sul merito scientifico questo giornale non prende posizione e non riporta indicazioni cliniche: le fonti disponibili danno conto della presentazione del disegno di legge e delle posizioni dei promotori, non degli studi su cui il testo dice di volersi basare. La formula usata nel disegno di legge — linee guida «basate su evidenze scientifiche» — rinvia a un lavoro istruttorio che dovrà essere svolto dai ministeri, e sarà quello, non la legge, a contenere le indicazioni di merito. Secondo la senatrice Malpezzi, prima firmataria, il principio da fissare è che «dagli 0 ai 36 mesi non ci deve essere esposizione ai dispositivi digitali»: è la posizione della proponente, riportata come tale (Tgcom24).

Il presidente della Società Italiana di Pediatria, Rino Agostiniani, ha impostato la questione sul tempo di introduzione più che sullo strumento, parlando dell’esigenza di «evitare che venga introdotta troppo presto» la tecnologia. Anche questa è la posizione di una società scientifica, non una conclusione del giornale.

Resta il dato politico, che è il più solido. L’iter parlamentare è agli inizi e dovrà passare dall’esame in commissione: significa che il testo, per come è oggi, non produce alcun effetto e potrà essere modificato in ogni sua parte. Una proposta sottoscritta da tutti i gruppi parte con un vantaggio in aula, ma la firma trasversale su un testo di principio è più facile da ottenere della calendarizzazione. Il primo indicatore concreto sarà l’assegnazione alla commissione competente e la fissazione di un calendario d’esame: senza quel passaggio, i sei mesi previsti per le linee guida non iniziano a decorrere.

← Archivio · Prima pagina · Editoriali passati · Segnala un errore