Redazione Zero Sezioni EN ES

Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Italia · Analisi venerdì 21 agosto 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Ex Ilva, la cordata italiana chiede una nuova gara: tavolo a settembre a Palazzo Chigi

Federacciai e quattordici imprese hanno depositato una manifestazione di interesse per la sola area a freddo di Taranto. Tre i nodi con il governo: nuova gara, prezzo, scudo legale sul pregresso.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Sonny Vermeer su Pexels

Il 18 agosto Federacciai, insieme a quattordici imprese associate, ha depositato una manifestazione di interesse per gli stabilimenti dell’ex Ilva. La firma è ampia: Siderweb elenca fra i sottoscrittori Arvedi, Marcegaglia, Feralpi, Duferco Travi e Profilati, AFV Acciaierie Beltrame, Acciaierie Venete, Alfa Acciai, Lucchini RS Holding e ABS Acciaierie Bertoli Safau. Il presidente dell’associazione, Antonio Gozzi, ha descritto la partecipazione della siderurgia nazionale come «praticamente quasi tutti».

Il perimetro dell’offerta è però più stretto di quanto il nome «ex Ilva» faccia pensare: la cordata si interessa alla sola area a freddo dello stabilimento di Taranto. L’area a caldo — gli altiforni, cioè la parte del ciclo che produce acciaio a partire dal minerale, e insieme la parte al centro del contenzioso ambientale — resta fuori.

I tre nodi. Le imprese hanno posto al governo tre condizioni: la richiesta di una nuova gara, il prezzo dell’area a freddo, uno scudo legale sul pregresso. Sono tre domande diverse per natura. La prima è procedurale e tocca la legittimità del percorso già avviato; la seconda è economica; la terza chiede al legislatore di separare la responsabilità del futuro acquirente da quella di chi ha gestito prima. Nessuna delle tre ha finora una risposta pubblica del governo nel materiale disponibile.

La risposta di Palazzo Chigi. Il 20 agosto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha risposto per iscritto alle associazioni annunciando per settembre un tavolo sulla manifestazione di interesse e un incontro dedicato all’area di Taranto, riferisce l’ANSA. Gli appuntamenti annunciati sono quindi due e distinti: uno sull’offerta, uno sul territorio. Nella lettera compare la formula che definisce la posizione dell’esecutivo:

«Il mantenimento di un’importante capacità produttiva di acciaio è un obiettivo di rilievo nazionale» — Giorgia Meloni, presidente del Consiglio

Il calendario stringe più delle trattative. Il decreto della Corte d’Appello di Milano prevede la chiusura dell’area a caldo entro novanta giorni dal 27 luglio 2026, data di notifica alla gestione commissariale. Il conto porta alla seconda metà di ottobre. Il tavolo annunciato è per settembre: fra il momento in cui il governo si siede con le imprese e la scadenza giudiziaria restano poche settimane, e il tema su cui la scadenza incide — l’area a caldo — è proprio quello che la cordata non ha chiesto di rilevare.

Il confronto con Jindal. L’offerta italiana non è sola. I commissari straordinari dovranno comparare la manifestazione di interesse della cordata con quella dell’indiana Jindal Steel. È qui che la richiesta di una nuova gara assume peso: una procedura riaperta cambierebbe i termini del confronto fra un soggetto che punta su una parte dell’impianto e un soggetto industriale straniero che si è mosso prima.

Le organizzazioni sindacali si sono espresse: le note di Fiom, Fim, Uilm e Usb sono all’origine della ricostruzione pubblicata da Collettiva, che segue la vicenda dal lato del lavoro. Il materiale disponibile non riporta cifre occupazionali associate all’offerta della cordata: quante persone resterebbero impiegate nell’area a freddo, e con quali contratti, non è scritto in nessuno dei documenti pubblici finora circolati.

Restano quindi tre cose non note e tutte decisive: il prezzo che la cordata è disposta a pagare, la posizione del governo sullo scudo legale, il destino dell’area a caldo dopo la scadenza dei novanta giorni. Il tavolo di settembre è convocato su una manifestazione di interesse, non su un’offerta vincolante: la distinzione, in una procedura di vendita, è la differenza fra un’intenzione e un impegno.

La ricostruzione di MF-Milano Finanza sul documento depositato conferma il quadro delle quattordici imprese e il perimetro dell’iniziativa.

← Archivio · Prima pagina · Editoriali passati · Segnala un errore