Migranti, Meloni separa Schengen dal Patto Ue mentre i paesi pronti ai rinvii salgono a cinque
La presidente del Consiglio replica su Facebook alle critiche del Pd rivendicando il nuovo quadro europeo sui «dublinanti». Nel frattempo la rassegna dei quotidiani conta cinque Stati membri disposti a rimandare in Italia richiedenti asilo.
Il capitolo dei trasferimenti Dublino verso l’Italia si muove nel corso della giornata su due piani: il conteggio degli Stati membri disposti a rinviare richiedenti asilo e, soprattutto, la risposta politica del governo alle critiche dell’opposizione.
Il fatto nuovo. Il 21 agosto Giorgia Meloni ha pubblicato su Facebook una replica alle critiche del Partito democratico sulla gestione dei flussi migratori, indirizzata a Elly Schlein. L’argomento è di merito e riguarda due dossier che il governo chiede di non confondere: «Schengen e il Patto su Migrazione e Asilo sono due cose completamente diverse», scrive la presidente del Consiglio. Secondo la sua ricostruzione il nuovo Patto europeo rappresenta una svolta positiva per l’Italia proprio sui cosiddetti «dublinanti», cioè i richiedenti asilo che gli altri Stati membri possono rinviare al paese di primo ingresso. La replica è ripresa dall’agenzia Italpress su Bologna 2000.
L’altra metà della vicenda è la sospensione dell’applicazione di Schengen per i cittadini di paesi terzi in arrivo dalla Spagna, disposta dal governo italiano e motivata con rischi di sicurezza legati alla situazione di Ceuta: la misura è descritta nella nota della Presidenza del Consiglio. È il provvedimento che l’esecutivo tiene distinto dal capitolo asilo.
Quanti sono i paesi. Secondo la rassegna dei quotidiani del 21 agosto pubblicata da Sky TG24, salgono a cinque gli Stati europei pronti a rimandare in Italia richiedenti asilo sbarcati sulle coste italiane; fra questi figurano Svezia e Finlandia. La Stampa, nella stessa rassegna, indica una posizione differente di Francia e Spagna sui trasferimenti. Un elemento ulteriore arriva dal quotidiano Domani, ripreso nella rassegna di Musicletter: da quando le nuove regole europee sono diventate effettive, un centro di accoglienza in Bulgaria ha assunto un ruolo centrale nella rete di strutture previste dal Patto.
Una cautela necessaria: il numero «cinque» proviene da rassegne stampa, non da un documento ufficiale italiano o europeo. Non abbiamo, nel materiale disponibile, l’elenco completo dei paesi né il conteggio dei trasferimenti effettivamente eseguiti. È un dato di stampa, e come tale va letto.
Perché la distinzione rivendicata dal governo non è solo lessicale. Le due materie hanno regimi diversi: Schengen riguarda i controlli alle frontiere interne e la loro sospensione temporanea, il Patto su migrazione e asilo riguarda chi è competente a esaminare una domanda di protezione e a quali condizioni una persona possa essere trasferita da uno Stato all’altro. Il governo si trova oggi su entrambi i tavoli e in due posizioni opposte: sospende i controlli in entrata dalla Spagna e riceve in entrata richiedenti asilo rinviati dal nord. La rivendicazione di Palazzo Chigi è che il secondo movimento sia il prezzo di un quadro che, nel complesso, avvantaggia l’Italia.
Il dato che manca. Per misurare l’affermazione servirebbero cifre che nessuna delle fonti di oggi fornisce: quanti trasferimenti verso l’Italia sono stati richiesti, quanti accettati, quanti eseguiti da quando le nuove regole sono effettive, e quante domande l’Italia ha a sua volta rinviato ad altri Stati. Le fonti disponibili in redazione non contengono nessuno di questi numeri: si fermano al conteggio dei paesi — cinque — e alla contrapposizione politica fra maggioranza e opposizione.
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