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Esteri e Geopolitica · Analisi sabato 22 agosto 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

ONU, il secondo voto di orientamento sulla successione a Guterres resta senza verbale

Il 21 agosto il Consiglio di sicurezza ha sondato per la seconda volta gli otto candidati alla guida delle Nazioni Unite. Procedura senza atti scritti, schede distrutte, un terzo delle preferenze non espresse. Nel frattempo Washington notifica al Congresso un versamento di 850 milioni di dollari.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Xabi Oregi su Pexels

Il 21 agosto 2026 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto il secondo sondaggio informale sui candidati alla carica di segretario generale, la procedura riservata con cui i quindici membri misurano il gradimento dei nomi in corsa prima di arrivare a una raccomandazione formale. A confermarlo è stata la presidenza di turno danese: «Il secondo turno di sondaggi informali si è svolto» (trad. dall’inglese), ha dichiarato l’ambasciatrice Christina Markus Lassen, in una nota rilanciata da Xinhua (agenzia di stato cinese). Lo svolgimento della consultazione è riportato in modo indipendente anche da Security Council Report, da The National e da Euronews.

Il meccanismo merita una descrizione, perché spiega quanto poco se ne possa ricavare. Per ciascun candidato ogni membro segna una tra tre opzioni: incoraggiato, scoraggiato, nessuna opinione espressa. Le schede dei cinque membri permanenti — quelli dotati di veto — non si distinguono da quelle dei dieci membri eletti. Non viene tenuto alcun verbale ufficiale e le schede vengono distrutte al termine dell’operazione. I risultati arrivano ai candidati soltanto attraverso i rappresentanti permanenti che ne hanno presentato la candidatura, cioè per canale diplomatico e non per pubblicazione.

I nomi in corsa sono otto: Rafael Grossi, Michelle Bachelet, Rebeca Grynspan, María Fernanda Espinosa, Carolyn Rodrigues-Birkett, Olara Otunnu, Macky Sall e Ivonne A-Baki. Nel primo sondaggio del 30 luglio la costaricana Rebeca Grynspan risultava la più sostenuta, secondo la ricostruzione di Security Council Report. Un vantaggio in una consultazione informale non è però un risultato acquisito: in questo formato il dato rilevante non è quante preferenze un candidato raccoglie, ma se qualcuno dei cinque permanenti lo abbia scoraggiato, informazione che la procedura è costruita per non rendere pubblica.

Un elemento quantitativo aiuta a inquadrare lo stato della corsa. Nel primo turno del 2026 circa il 34% delle schede è stato «nessuna opinione espressa», contro circa il 21% nel primo turno del 2016, l’anno in cui fu selezionato António Guterres. È un confronto tra due sole tornate, quindi non una tendenza consolidata; indica però che a questo stadio una quota maggiore di membri del Consiglio ha preferito non prendere posizione rispetto a dieci anni fa, con un campo di candidati che al primo passaggio appariva meno definito.

Sullo sfondo della successione pesa la questione delle risorse. Il Dipartimento di Stato statunitense ha notificato al Congresso l’intenzione di versare 850 milioni di dollari alle Nazioni Unite: 725 milioni per il bilancio ordinario e 125 milioni per le operazioni di pace ad Haiti e nella Repubblica Democratica del Congo. Sarebbe il pagamento più consistente dell’amministrazione Trump da quando ha condizionato il proprio sostegno di principale contribuente a un percorso di riforme. Gli arretrati statunitensi restano intorno ai 5 miliardi di dollari, di cui oltre 2 miliardi sul bilancio ordinario e 3 miliardi sulle operazioni di pace. Su questa notizia va detto che, allo stato, proviene da un’unica origine — le notifiche al Congresso ottenute dall’agenzia Associated Press e riportate dal Times of Israel; nessuna conferma indipendente è disponibile.

I due fascicoli si incrociano su un punto pratico: chi guiderà il Palazzo di vetro erediterà un’organizzazione la cui liquidità dipende in misura rilevante dalle decisioni di un singolo contribuente, e che quel contribuente ha legato a richieste di riforma. Il mandato di António Guterres, il secondo quinquennio, si chiude il 31 dicembre 2026: restano poco più di quattro mesi perché il Consiglio arrivi a un nome.

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