Il Tesoro americano raddoppia i riacquisti di debito, il dollaro si indebolisce
Bessent porta i riacquisti da 2 a almeno 4 miliardi di dollari per operazione. Wall Street chiude in rialzo il 21 agosto ma S&P 500 e Nasdaq interrompono tre settimane di guadagni; oro ai massimi da tre mesi, euro oltre 1,17, Brent alla sesta seduta consecutiva in salita.
Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha annunciato il raddoppio dei riacquisti di debito a lungo termine: da 2 a almeno 4 miliardi di dollari per operazione. L’annuncio è riferito da TheStreet, che riporta anche riferimenti a interventi valutari su yen e peso e a nuovi piani di consolidamento dei conti pubblici.
«Aumenteremo la dimensione del riacquisto» (trad. dall’inglese) — Scott Bessent, segretario al Tesoro degli Stati Uniti
Il riacquisto è lo strumento con cui il Tesoro ricompra sul mercato secondario titoli già emessi, in genere per sostenere la liquidità delle scadenze meno scambiate. Raddoppiarne la taglia significa aumentare la domanda pubblica di titoli a lunga: una mossa che agisce sui rendimenti e, per via indiretta, sul cambio.
La seduta e la settimana
Venerdì 21 agosto gli indici americani hanno chiuso in rialzo.
| Indice | Chiusura del 21 agosto |
|---|---|
| Dow Jones | +517,80 punti |
| S&P 500 | +33,21 punti |
| Nasdaq | +113,29 punti |
| Russell 2000 | 3.017,87 (+0,9%) |
Il conto settimanale racconta però l’opposto: S&P 500 e Nasdaq hanno interrotto tre settimane consecutive di rialzi, e il Russell 2000 ha registrato il calo settimanale più forte dalla settimana iniziata il 1° giugno. Il rendimento del decennale statunitense è salito dal 4,69% di giovedì al 4,73% di venerdì. Il giorno prima Wall Street aveva chiuso in ribasso, con il Dow a -1,3% — 703,84 punti, a quota 52.759,21 — per le tensioni fra Stati Uniti e Iran, come riportano TS2 Tech sulla base delle chiusure diffuse dalle agenzie Reuters e Associated Press e Yahoo Finance con l’analisi di Zacks Equity Research sui dati del 20 agosto. Nella stessa settimana i dati diffusi indicano un’attività economica statunitense cresciuta al ritmo più rapido degli ultimi quattro anni.
Dollaro debole, materie prime forti
L’effetto più visibile dell’intervento sul mercato obbligazionario è passato dal cambio. L’oro è salito ai massimi da tre mesi, il bitcoin si è portato intorno ai 77.000 dollari — livelli che non toccava da maggio — e l’euro ha superato quota 1,17 dollari per la prima volta, anch’esso, da maggio. Il Brent è salito per la sesta seduta consecutiva, con un rialzo settimanale del 6,39%: lo riportano gli stessi dati cross-asset di TS2 Tech, il report giornaliero di Investrade e il servizio mercati di Bloomberg.
Il quadro va tenuto insieme con prudenza. Le fonti disponibili collegano il rialzo di oro e bitcoin all’indebolimento del dollaro innescato dall’intervento del Tesoro, mentre per il petrolio la sequenza dei sei rialzi consecutivi si sovrappone alle tensioni nel Golfo che hanno pesato sulla seduta di giovedì. Sono due catene causali distinte che agiscono nella stessa direzione — dollaro giù, materie prime su — e i dati a disposizione non permettono di quantificare il peso relativo dell’una e dell’altra.
Un elemento resta comunque misurato: la curva americana si è irrigidita di quattro centesimi di punto sul decennale nella giornata in cui il Tesoro annunciava di voler comprare più titoli lunghi. Nelle prossime aste si vedrà se il maggior volume di riacquisti riesce a compensare quella spinta.
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