Berlino accelera sulle riforme, Parigi cerca un bilancio: due governi al lavoro sui conti
Il cancelliere Friedrich Merz porta al ritiro di gabinetto di Neuhardenberg la richiesta di attuare più in fretta le misure su tasse, pensioni, deregolamentazione e digitalizzazione. A Parigi, il primo ministro Sébastien Lecornu chiede al Parlamento un bilancio per il 2027 senza avere una maggioranza.
Le due maggiori economie dell’Unione europea affrontano nello stesso fine settimana lo stesso nodo — la capacità di un esecutivo di far passare decisioni economiche — partendo da condizioni opposte.
In Germania il governo federale si riunisce in ritiro a Neuhardenberg, nel Brandeburgo. Il cancelliere Friedrich Merz ha anticipato al settimanale Bild am Sonntag l’intenzione di chiedere ai ministri un’attuazione più rapida del pacchetto di riforme concordato prima della pausa estiva: fisco, previdenza, alleggerimento degli oneri normativi sulle imprese, digitalizzazione dell’amministrazione. L’obiettivo dichiarato è ridurre i costi a carico delle aziende e rimettere in moto la crescita. «In Germania sono in gioco crescita e occupazione: è la questione più importante», ha detto Merz secondo la ripresa dell’intervista pubblicata da Investing.com (trad. dall’inglese).
Il calendario del ritiro prevede due giornate, martedì e mercoledì, e un secondo capitolo che non riguarda l’economia: la protezione dai grandi eventi dannosi di origine climatica, a partire dagli incendi boschivi. Il tema è stato ripreso dal cancelliere anche durante una visita ai vigili del fuoco a Hürtgenwald, riferita dal notiziario di ZDFheute. Le due voci in agenda descrivono bene la posizione tedesca: un governo che dispone di una maggioranza e discute della velocità con cui applicare ciò che ha già deciso, non del fatto che possa deciderlo.
A Parigi la questione è precisamente quella. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha inviato sabato 22 agosto una lettera a deputati e senatori per chiedere l’adozione di un bilancio per il 2027. Il testo è stato rivelato da Le Parisien e confermato a franceinfo. L’argomento del capo del governo è che rinviare la manovra all’esito delle elezioni presidenziali produrrebbe un vuoto: «Scegliere di attendere le presidenziali per adottare un bilancio è scegliere il disordine» (trad. dal francese).
Sul contenuto della vicenda francese va detto subito che la notizia proviene al momento da un’unica origine (la lettera del primo ministro, rivelata da Le Parisien e ripresa da franceinfo); nessuna conferma indipendente disponibile.
Il contesto istituzionale spiega la preoccupazione dell’esecutivo. Senza una maggioranza all’Assemblea nazionale, il governo deve mettere in conto che le opposizioni convergano su un voto contrario proprio mentre la campagna presidenziale rende ogni scelta di bilancio un argomento elettorale. L’alternativa tecnica esiste — la legge speciale, lo strumento che consente di continuare a riscuotere le imposte in assenza di una manovra approvata — ma il governo stesso ne ha fatto valutare gli effetti: un rapporto commissionato a maggio all’Inspection générale des finances, pubblicato giovedì, avverte che ricorrervi avrebbe conseguenze gravi per il Paese. È un dettaglio non secondario, perché l’allarme sulla via d’uscita procedurale arriva da un organismo di controllo interno all’amministrazione delle finanze, non da un avversario politico.
Ciò che accomuna i due dossier è la distanza tra la decisione annunciata e la decisione attuata. Berlino ha il consenso parlamentare e discute di tempi di esecuzione, con un cancelliere che sceglie il ritiro di gabinetto come sede per fissare le scadenze interne. Parigi ha un programma di bilancio da scrivere e non ha i numeri per approvarlo, e affida a una lettera pubblica il tentativo di spostare il confronto prima del voto.
Le prossime verifiche hanno date precise: il gabinetto tedesco si riunisce a Neuhardenberg martedì e mercoledì, mentre in Francia il calendario di esame della manovra per il 2027 dipenderà dalla risposta delle camere alla richiesta di Lecornu.
← Archivio · Prima pagina · Editoriali passati · Segnala un errore