Venezia 83, una sola regista tra i venti film in concorso
L'83ª Mostra del Lido si apre il 2 settembre con i Leoni alla carriera a George Clooney ed Ellen Burstyn e il ritorno di Nanni Moretti in gara dopo 37 anni. Nella selezione principale figura una sola donna alla regia, la danese May el-Toukhy; fuori concorso un film di Luca Guadagnino di 435 minuti.
La composizione del concorso dice sempre più di un festival del suo palmarès, perché il palmarès lo decide una giuria e la selezione la decide una direzione artistica. All’83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica, in programma al Lido dal 2 al 12 settembre 2026, i film in gara per il Leone d’oro sono venti e uno solo porta la firma di una donna: «Woman Unknown» della regista danese May el-Toukhy, secondo la selezione pubblicata dalla Biennale e ripresa nel dettaglio da Artribune e da Venezia Eventi. Il dato ha riaperto la discussione sulla presenza femminile nelle selezioni dei grandi festival internazionali.
Vale la pena precisare cosa quel numero non dice. Il dossier a disposizione non contiene la serie storica delle edizioni precedenti né i dati comparabili degli altri festival maggiori: senza quei termini di paragone, uno su venti resta una fotografia di quest’anno, non una tendenza dimostrata. È però una fotografia che riguarda l’accesso alla vetrina più esposta della manifestazione, quella che orienta distribuzione e attenzione critica per i mesi successivi.
Il resto del programma si muove su un asse diverso, quello dei nomi consolidati. La direzione artistica è di Alberto Barbera, confermato alla guida della Mostra fino all’edizione 2027. I Leoni d’oro alla carriera vanno a George Clooney ed Ellen Burstyn, su proposta dello stesso Barbera approvata dal consiglio di amministrazione della Biennale, presieduto da Pietrangelo Buttafuoco. In concorso torna Nanni Moretti, assente dalla gara veneziana da 37 anni: l’ultima volta era stata nel 1989 con «Palombella Rossa», come ricostruisce la guida alla Mostra del Giornale dell’Arte.
Fuori concorso si concentra la parte più anomala del cartellone. Luca Guadagnino porta «Joie de vivre», progetto della durata di 435 minuti, poco più di sette ore: una misura che di fatto esclude la programmazione ordinaria in sala e sposta il problema sulla forma di distribuzione, questione che il materiale disponibile non chiarisce. Sempre fuori gara sono attesi «Nessun dolore» di Gianni Amelio e «Scherzetto» di Mario Martone, mentre la chiusura è affidata a «Dio ride» di Giovanni Veronesi. Il premio alla carriera a Guadagnino è fissato per martedì 8 settembre in Sala Casinò, prima della proiezione del suo documentario.
Messi in fila, i due elementi raccontano scelte curatoriali coerenti tra loro: un concorso costruito attorno a firme già riconosciute e una fascia fuori concorso usata come spazio per formati che il mercato normale non assorbe. La conseguenza pratica è che il rinnovamento anagrafico e di genere, quando c’è, tende a collocarsi nelle sezioni parallele più che nella gara principale — e le sezioni parallele hanno una risonanza minore sulle carriere.
La Biennale insiste sulla continuità del proprio lavoro oltre i dodici giorni di festival. «la Biennale lavora tutto l’anno, con una sistematicità sempre maggiore», ha dichiarato il presidente Pietrangelo Buttafuoco. È un argomento che riguarda la struttura, non la selezione: la programmazione continuativa e la composizione del concorso restano due decisioni distinte, prese da organi distinti.
Per chi segue la manifestazione dall’esterno, il calendario è già fissato: le prenotazioni online dei biglietti si aprono giovedì 27 agosto, la Mostra si apre il 2 settembre e si chiude il 12 con la proiezione di «Dio ride».
Fonti: La Biennale di Venezia (comunicazioni ufficiali), Il Giornale dell’Arte, Artribune, Venezia Eventi.
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