Zelensky presenta un piano in tre punti per chiudere la guerra: tregua, zona franca, ritiro
Nel giorno del 35° anniversario dell'indipendenza, il presidente ucraino illustra ai giornalisti un piano elaborato con Washington e i partner europei. A Kiev i capi di governo nordico-baltici; con la Finlandia accordi sui droni.
Stamattina il giornale ha aperto sulla disputa fra il presidente ucraino e l’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov a proposito delle elezioni in tempo di guerra. Nel pomeriggio la giornata ha un altro centro: Volodymyr Zelensky ha illustrato ai giornalisti un piano per porre fine al conflitto, elaborato — sostiene — insieme agli Stati Uniti e ai partner europei.
I punti sono tre. Un cessate il fuoco. La creazione di una zona economica franca. Il ritiro delle truppe dalla linea del fronte. È l’impianto riferito dall’agenzia ucraina Ukrinform e ripreso da ANSA, dal Quotidiano Nazionale e da Adn24. Le tre riprese risalgono al medesimo incontro con la stampa e alla medesima agenzia: sul contenuto del piano non esiste, allo stato, un documento pubblico né una versione fornita dalle altre parti.
Che cosa sarebbe la zona franca
È il punto meno intuitivo dei tre, e anche quello su cui il presidente ucraino si è soffermato di più. Secondo la sua descrizione, Kiev e Mosca compirebbero passi indietro simmetrici rispetto alle posizioni attuali, e la fascia di territorio così liberata verrebbe affidata all’amministrazione di una terza parte, non ancora individuata. Il meccanismo unisce due funzioni che di solito restano separate: la separazione militare fra gli eserciti e un regime economico particolare per l’area interposta.
«A mio avviso c’è qualcosa di realistico in tutto ciò» — Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina
Zelensky ha collegato il piano a colloqui che, nella sua ricostruzione, hanno coinvolto americani, ucraini e russi, e ha indicato in Jared Kushner e Steve Witkoff gli interlocutori con cui il testo è stato messo a punto. Ha aggiunto che la parte americana ha altre idee e sta cercando il momento opportuno per renderle note: una formula che descrive un negoziato aperto, non un accordo raggiunto.
Che cosa manca
Manca la parte russa. Nelle fonti disponibili oggi non compare alcuna reazione di Mosca al piano, né una conferma statunitense della sua esistenza nei termini descritti da Kiev. Manca il soggetto terzo che dovrebbe amministrare la zona franca — nessun nome, nessuna organizzazione. Manca un calendario. E manca, come sempre in questa fase, la distinzione fra ciò che è stato negoziato e ciò che è stato proposto: l’unica voce che parla, per ora, è quella ucraina.
Kiev, il giorno dell’anniversario
Il piano è stato illustrato alla vigilia di una data simbolica. Oggi, 24 agosto 2026, l’Ucraina celebra il 35° anniversario dell’indipendenza dall’Unione Sovietica, e nella capitale sono arrivati i capi di Stato e di governo del formato nordico-baltico NB8, con l’obiettivo dichiarato di impostare la campagna di aiuti dell’autunno.
La visita ha prodotto l’unico impegno della giornata con un contenuto industriale definito. Con il presidente finlandese Alexander Stubb sono stati firmati accordi che riguardano lo sviluppo e la produzione di droni in Finlandia, l’ampliamento delle capacità nei sistemi navali senza equipaggio e la costituzione di una società dedicata ai droni terrestri. È una direzione precisa: non forniture di materiale già prodotto, ma capacità produttiva collocata in territorio dell’Unione europea.
La prima ministra danese Mette Frederiksen ha partecipato alle celebrazioni annunciando ulteriori aiuti militari, senza che le fonti disponibili ne precisino l’entità. Da Berlino, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha reso omaggio al coraggio degli ucraini nel giorno dell’anniversario, secondo quanto riportato dal notiziario di ZDF.
Le due notizie della giornata vanno lette per quello che sono, e sono di natura diversa. Gli accordi finlandesi sono atti firmati, con oggetto e controparti. Il piano in tre punti è, per ora, il resoconto che una delle parti in guerra ha fatto ai giornalisti di un negoziato di cui le altre parti non hanno pubblicato nulla.
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