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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Esteri e Geopolitica · Analisi giovedì 27 agosto 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Hormuz, i Pasdaran annunciano un'intesa con l'Oman sui ricavi dello Stretto che resta chiuso

Il portavoce dell'IRGC Hossein Mohebbi dichiara che Teheran e Muscat hanno concordato quote di acque e ripartizione degli introiti, ma subordina la riapertura alle condizioni poste a Washington. L'annuncio va oltre il comunicato congiunto dei due ministeri e non risulta confermato dal ministro degli Esteri iraniano.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Nemika F su Pexels

Il 26 agosto 2026 il portavoce del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, Hossein Mohebbi, ha annunciato che Iran e Oman hanno definito la quota di acque spettante a ciascuno nello Stretto di Hormuz e il modo in cui saranno divisi i ricavi del passaggio. Nella stessa dichiarazione Mohebbi ha precisato che lo Stretto resterà chiuso finché gli Stati Uniti non accetteranno le condizioni iraniane, e ha attribuito a Washington il rallentamento della trattativa: «Gli Stati Uniti ostacolano il processo, causando ritardi nei progressi» (trad. dall’inglese). Di un primo annuncio iraniano di intesa sulle rotte abbiamo scritto il 18 agosto.

La distanza fra questo annuncio e il documento diplomatico che lo precede è il punto rilevante. Il 25 agosto i ministeri degli Esteri di Iran e Oman avevano diffuso un comunicato congiunto che parlava di un «quadro interinale» per la ripresa dei transiti: nessun accordo definitivo, nessuna menzione di tariffe o di ripartizione di introiti. L’annuncio del portavoce militare aggiunge dunque due elementi — quote di acque e divisione dei ricavi — che il testo dei due governi non conteneva. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi non ha confermato quanto dichiarato dall’IRGC.

Un secondo canale iraniano ha fornito indicazioni più circoscritte. Il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha parlato di un corridoio temporaneo largo 7 miglia, pari a 11,3 chilometri, avvertendo a sua volta che il passaggio non tornerà pienamente aperto finché gli Stati Uniti non rispetteranno l’intesa di giugno. Anche in questa versione, quindi, la riapertura non è annunciata come imminente ma come subordinata a una condizione esterna.

Sul piano delle fonti va detto con chiarezza da dove viene la notizia. L’annuncio è stato diffuso dall’agenzia statale iraniana Sepah News e ripreso da Bloomberg; il dispaccio Bloomberg è alla base della ripresa di gCaptain, che non costituisce quindi un’origine ulteriore. Al Jazeera riporta le dichiarazioni di Gharibabadi e del portavoce dell’IRGC, Sputnik quelle rilasciate a Teheran dai Pasdaran. In tutti i casi il materiale disponibile risale a dichiarazioni di autorità iraniane: nessuna conferma indipendente dell’esistenza dell’accordo, né una posizione omanita autonoma, risulta al momento disponibile. Ciò che è verificato è che l’annuncio è stato fatto e in quali termini, non che l’intesa esista nella forma descritta.

Restano ignoti gli elementi che renderebbero l’annuncio operativo: le coordinate del corridoio, la data di avvio dei transiti, il meccanismo con cui i ricavi sarebbero generati e riscossi. Senza tariffe pubblicate e senza un punto di ingresso definito, un armatore non ha modo di calcolare né il costo né il percorso di un passaggio. La chiusura dello Stretto, che il giornale segue dal 14 agosto, resta il dato operativo: l’annuncio del 26 agosto riguarda la divisione di introiti da un traffico che, secondo le stesse dichiarazioni iraniane, non è ancora stato ripristinato.

Fonti: Bloomberg (origine: Sepah News, agenzia di stato iraniana); gCaptain (ripresa del dispaccio Bloomberg); Al Jazeera; Sputnik (agenzia di stato russa).

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