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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Europa · Analisi venerdì 28 agosto 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

La morte di Mladic riapre la frattura fra Sarajevo e Banja Luka

L'ex capo militare dei serbi di Bosnia, condannato all'ergastolo per genocidio, è morto nell'unità di detenzione dell'Onu all'Aia. Dodik parla di omicidio, l'Onu richiama il carattere definitivo delle sentenze.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Necati Ömer Karpuzoğlu su Pexels

Ratko Mladic, ex capo militare dei serbi di Bosnia condannato all’ergastolo per genocidio e crimini di guerra, è morto giovedì mentre si trovava nell’unità di detenzione delle Nazioni Unite all’Aia. La sua condanna, pronunciata nel 2017, era stata confermata in appello nel giugno 2021 dal Meccanismo residuale internazionale per i tribunali penali. La notizia, riferita da un funzionario dell’Onu, è stata raccolta fra gli altri da Al Jazeera.

Quello che rende la giornata una notizia europea, e non un fatto di cronaca chiusa, è la geografia delle reazioni: nello stesso paese, la Bosnia-Erzegovina, la morte dello stesso uomo è stata letta in due modi opposti.

Banja Luka, Mosca, Sarajevo

Milorad Dodik, leader del partito SNSD ed ex presidente della Republika Srpska, ha definito la morte un omicidio. «È un omicidio. Era rispettato dal popolo serbo» (trad. dall’inglese), ha dichiarato secondo la rassegna di reazioni raccolta da Balkan Insight, che ha registrato le posizioni circolate anche sull’emittente pubblica RTRS.

Sulla stessa linea si è collocato il ministero degli Esteri russo, che ha accusato il tribunale dell’Aia di doppi standard e di pregiudizio anti-serbo, sostenendo che al detenuto sarebbero stati negati i diritti fondamentali. La posizione, diffusa tramite comunicato, è stata ripresa dal Kyiv Post.

Dal lato opposto, il direttore del memoriale di Srebrenica Remir Suljagic ha chiesto che si ricordino le vittime e che non si glorifichi il condannato. Munira Subasic, dell’associazione Madri di Srebrenica, ha osservato che ancora oggi si sente descrivere Mladic come un eroe dei serbi. Le Nazioni Unite, attraverso il portavoce del segretario generale Stéphane Dujarric, hanno affermato che «il segretario generale è solidale con le vittime, i sopravvissuti e le loro famiglie» (trad. dall’inglese), sottolineando il carattere definitivo delle sentenze pronunciate.

Il segretario generale è solidale con le vittime, i sopravvissuti e le loro famiglie. — Stéphane Dujarric, portavoce del segretario generale dell’Onu (trad. dall’inglese)

Perché è politica europea

La Bosnia-Erzegovina è un paese in cui due entità coesistono in un unico Stato, e in cui la lettura del passato è materia di posizionamento politico corrente. Che il leader del principale partito della Republika Srpska usi la parola «omicidio» per una morte in detenzione internazionale non è un giudizio storico: è un messaggio rivolto a un elettorato e, insieme, una contestazione della legittimità del meccanismo giudiziario dell’Onu. Che il ministero degli Esteri di un paese esterno alla regione intervenga sullo stesso terreno indica quanto la memoria della guerra resti una leva utilizzabile dall’esterno.

Su questo giornale la cronaca giudiziaria è sospesa e non trattiamo procedimenti in corso. Qui non c’è un procedimento: c’è una sentenza definitiva dal giugno 2021 e ci sono le reazioni politiche di oggi. È su queste ultime che il pezzo si concentra, constatando le posizioni senza attribuire intenzioni.

Che cosa non sappiamo

Non è stata resa nota la causa della morte, e nessuna delle fonti disponibili riferisce di un esame medico-legale annunciato o concluso. L’affermazione secondo cui sarebbero stati negati diritti fondamentali al detenuto resta, allo stato, una dichiarazione del ministero degli Esteri russo, priva di riscontro indipendente nelle fonti consultate. Non risulta comunicata alcuna decisione sulle esequie né sul luogo in cui si terrebbero, elemento che nella regione ha in passato conseguenze di ordine pubblico.

Il dato accertato è procedurale: la condanna del 2017, confermata in appello nel 2021, resta l’atto giuridico che descrive i fatti attribuiti all’ex comandante, e la morte del condannato non la modifica.

Fonti: Balkan Insight (BIRN); U.S. News & World Report, su raccolta Reuters; Al Jazeera; Kyiv Post.

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