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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Europa · Analisi venerdì 28 agosto 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Ungheria, la procura generale passa a un reggente: tocca a Baka indicare il successore

Dal 25 agosto l'ufficio è guidato ad interim dal vice Lajtár István. Il presidente della Repubblica dovrà proporre al Parlamento un nome che raccolga i due terzi dei voti.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di C1 Superstar su Pexels

Il mandato del procuratore generale ungherese Nagy Gábor Bálint è cessato il 25 agosto 2026. Da quel giorno la procura è diretta dal vice procuratore generale Lajtár István, che il presidente della Repubblica András Baka ha ricevuto al Palazzo Sándor. Di Baka — il giudice la cui rimozione anticipata nel 2011 arrivò fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo — abbiamo scritto il 19 agosto, quando assunse la presidenza.

L’uscita non è arrivata a sorpresa: Nagy aveva presentato le dimissioni il 22 luglio, chiedendo che il proprio mandato terminasse appunto il 25 agosto. Era stato eletto per nove anni nell’estate del 2025 dalla maggioranza dei due terzi allora guidata da Fidesz, dopo le dimissioni di Polt Péter. Il suo incarico, dunque, si è chiuso poco più di un anno dopo l’inizio, e ben prima della scadenza naturale.

La procedura di sostituzione mette il presidente della Repubblica al centro di una decisione che nell’ordinamento ungherese è tutt’altro che cerimoniale: il procuratore generale è proposto dal capo dello Stato ed eletto dal Parlamento con la maggioranza dei due terzi. Baka non può nominare, ma può indicare: senza una sua proposta il Parlamento non vota, e senza due terzi dei voti la proposta non passa. È l’incastro che rende questo passaggio la prima scelta di peso della sua presidenza, e insieme il primo banco di prova dei rapporti fra il Palazzo Sándor e le forze parlamentari.

Sul metodo, l’ufficio del presidente ha fatto sapere che il nome sarà indicato al termine di una valutazione approfondita, centrata sui requisiti professionali e sull’attitudine a dirigere l’ufficio. Il gruppo parlamentare di Tisza, dal canto suo, ha dichiarato di non ritenere necessaria una consultazione preventiva con il presidente sulla nomina.

Il commento politico più netto è arrivato da Péter Magyar, che sulle dimissioni del procuratore generale ha affermato che «il Paese si è liberato di un’altra marionetta di Orbán» (trad. dall’ungherese). È una valutazione di parte, non un fatto: il materiale disponibile non contiene elementi sulle ragioni addotte da Nagy per le proprie dimissioni, che restano non documentate nelle fonti di oggi.

Restano aperte due incognite di calendario e di aritmetica. La prima: non è noto entro quando Baka intenda formulare la proposta, e nessuna delle fonti consultate indica una scadenza. La seconda: la soglia dei due terzi richiede un’intesa che vada oltre una maggioranza semplice, e allo stato non risulta pubblico alcun nome in circolazione. Fino ad allora la procura ungherese resta guidata da un reggente, Lajtár István, con i poteri dell’ufficio ma senza il mandato pieno che solo il voto parlamentare può conferire.

Fonti: Telex; Index; HVG; Economx. Tre origini indipendenti: il comunicato del Palazzo Sándor (Telex, HVG), l’agenzia MTI (Index), RTL Híradó (Economx).

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