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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Cultura · Analisi sabato 29 agosto 2026 · Edizione del mattino delle 6:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

L'Unesco iscrive 25 nuovi siti e porta la lista mondiale a 1.273

La 48ª sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale, riunita a Busan dal 19 al 29 luglio, ha ammesso 19 beni culturali, cinque naturali e uno misto. Dal Giappone al Malawi, dalla Normandia al Messico, la selezione allarga il perimetro di ciò che viene considerato patrimonio.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Marie-Claude Vergne su Pexels

Il Comitato del Patrimonio Mondiale dell’Unesco si è riunito a Busan, nella Repubblica di Corea, dal 19 al 29 luglio 2026 per la sua 48ª sessione. Il risultato è l’iscrizione di 25 nuovi beni: 19 culturali, cinque naturali e uno misto. La Lista del Patrimonio Mondiale arriva così a 1.273 siti distribuiti in 173 Paesi, secondo la ricostruzione delle decisioni pubblicata da Wanderer e confermata dall’elenco riportato da Infobae.

La sessione coreana si legge bene guardando ai criteri con cui sono stati scelti i beni, più che alla loro geografia. Tre categorie ricorrono.

La prima è quella della memoria del Novecento. Entrano nella lista le spiagge dello sbarco in Normandia, in Francia, e i memoriali del genocidio in Cambogia: due luoghi che non hanno valore estetico o archeologico nel senso tradizionale, ma documentano eventi storici del secolo scorso. È un uso della lista come archivio della memoria pubblica, accanto alla funzione originaria di tutela monumentale.

La seconda è quella dei complessi archeologici e urbani. Il Giappone iscrive Asuka-Fujiwara, che comprende 19 località a sud di Nara con rovine di palazzi, templi buddhisti, tombe monumentali e i resti della capitale Fujiwara-kyo. La Grecia entra con il monte Olimpo — bene che unisce dimensione naturale e culturale — e con i palazzi minoici. La Francia aggiunge i complessi megalitici di Carnac e le coste del Morbihan, la Tunisia Sidi Bou Saïd. Dalla Cina arriva il distretto della porcellana di Jingdezhen, con i resti della Fornace Imperiale. L’Italia iscrive gli acquedotti e i sistemi idraulici della Reggia di Caserta.

La terza è quella ambientale, concentrata soprattutto in Africa: il monte Mulanje in Malawi, le foreste di Gola Tiwai in Sierra Leone, il complesso della foresta pluviale di Gola in Liberia, il paesaggio culturale Gid Biy in Camerun. Fuori dal continente, il Messico ottiene il riconoscimento della Ruta Wixárika, il percorso verso i luoghi sacri di Wirikuta: un itinerario, non un monumento.

Accanto alle nuove iscrizioni ci sono due estensioni di beni già in lista. In Germania l’iscrizione delle Siedlungen della modernità berlinese si allarga alla Waldsiedlung Zehlendorf, realizzata fra il 1926 e il 1932; in Corea sono state estese le Getbol, le distese fangose intertidali del Mar Giallo. Il Comitato ha inoltre rivisto i criteri di riconoscimento del Parco nazionale di Garamba, nella Repubblica Democratica del Congo, iscritto dal 1980: una decisione che riguarda il modo in cui un bene già tutelato viene classificato, non la sua permanenza nella lista.

La Lista del Patrimonio Mondiale arriva a 1.273 siti in 173 Paesi.

Il conteggio complessivo dice qualcosa sul funzionamento del meccanismo. Con venticinque ingressi in una sola sessione, la lista cresce di circa il 2% in dieci giorni di lavori: un ritmo che negli anni ha alimentato il dibattito sulla sostenibilità gestionale del sistema, perché ogni iscrizione comporta obblighi di conservazione e di monitoraggio a carico dello Stato che la ottiene.

Cosa non sappiamo, sulla base delle fonti consultate. Non è disponibile l’elenco completo e nominativo di tutti e 25 i beni: quelli citati qui sono quelli riportati dalle due ricostruzioni utilizzate. Non conosciamo quante candidature siano state respinte o rinviate nella stessa sessione, né quali beni siano stati inseriti o rimossi dalla lista del patrimonio in pericolo, decisione che il Comitato assume abitualmente nelle stesse riunioni. Non sono noti i criteri specifici applicati al Parco di Garamba nella revisione.

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