Amazon chiude Mechanical Turk: la piattaforma del micro-lavoro si ferma il 30 settembre 2026
Dopo una revisione interna, AWS ha comunicato ai clienti la chiusura del servizio nato nel 2005. Nello stesso mese, in India, un ordine da circa 8 miliardi di dollari per 9.000 sistemi Nvidia Vera Rubin mostra dove si è spostata la spesa dell'industria dei dati.
Ventuno anni dopo il debutto, Amazon Web Services ha informato i propri clienti che Amazon Mechanical Turk cesserà l’attività il 30 settembre 2026, al termine di una valutazione interna. Il servizio aveva già smesso di accettare nuovi clienti il 30 luglio 2026: la data di settembre chiude un percorso di dismissione avviato mesi prima. La notizia proviene al momento da un’unica origine (la comunicazione di AWS agli utenti del servizio, riportata dall’indice AI Weekly); nessuna conferma indipendente disponibile.
Mechanical Turk era nato nel 2005 come piattaforma di micro-lavoro: un luogo di incontro fra chi aveva bisogno di far svolgere compiti brevi e chi era disposto a eseguirli. Jeff Bezos lo aveva definito «intelligenza artificiale artificiale», formula che descriveva il meccanismo: un servizio che al committente appariva come una funzione automatica e che dentro conteneva persone. La stessa fonte attribuisce a Bezos quell’espressione; il materiale disponibile non riporta né i compensi praticati né esempi puntuali dei compiti assegnati.
La chiusura non è un incidente isolato ma il punto d’arrivo di due pressioni convergenti. La prima è competitiva: la domanda di dati per addestrare modelli è cresciuta a dismisura, ma si è spostata verso operatori nati per quel compito specifico — la fonte cita Scale AI, Mercor e Prolific — descritti come fornitori di dati nativi per l’intelligenza artificiale. Una piattaforma generalista, costruita quando l’etichettatura dei dati era un mestiere marginale, si è trovata a competere su un terreno che aveva contribuito a creare.
La seconda pressione riguarda la sostanza del prodotto. Uno studio del 2023 citato dalla stessa fonte aveva rilevato che molti lavoratori della piattaforma svolgevano i compiti assegnati ricorrendo a modelli linguistici, indebolendo la premessa del giudizio umano. Il dettaglio non è aneddotico: chi comprava lavoro umano su Mechanical Turk lo comprava proprio perché non era automatico. Va detto che di quello studio, nel materiale disponibile, non conosciamo né la dimensione del campione né il metodo di rilevazione: il dato indica una tendenza segnalata, non una misura consolidata.
Il confronto con un’altra notizia della stessa settimana chiarisce lo spostamento di risorse. AM Intelligence, società del gruppo Greenko con sede a Hyderabad, ha firmato un ordine vincolante per circa 9.000 sistemi Nvidia Vera Rubin NVL72, con consegna prevista nel primo trimestre del 2027, che collocherebbe l’azienda tra i primi operatori asiatici a disporne. L’investimento annunciato è di circa 8 miliardi di dollari per portare in funzione 200 MW nel breve periodo, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a 1 GW di capacità di calcolo offerta come servizio fra India, Stati Uniti, Finlandia e Malaysia. Anche per questa notizia vale l’avvertenza: proviene al momento da un’unica origine (il quotidiano Taipei Times, ripreso nell’indice AI Weekly); nessuna conferma indipendente disponibile.
Le due vicende non sono causalmente collegate, ma illuminano lo stesso riassestamento. Nel modello del 2005 l’intelligenza applicata a un dato passava per una moltitudine di persone che svolgevano compiti brevi. Nel modello verso cui si muove il settore la spesa è energia, silicio e impegni di fornitura pluriennali, concentrati in poche aziende capaci di vincolare miliardi con anni di anticipo.
Restano ferme due date: il 30 settembre 2026, quando Mechanical Turk smette di funzionare, e il primo trimestre 2027, quando i sistemi ordinati da Hyderabad dovrebbero entrare in consegna.
Fonti: AI Weekly (comunicazione di AWS ai clienti del servizio; notizia del quotidiano Taipei Times ripresa nell’indice).
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