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Aggiornato alle 16:30 (ora italiana) 19 set 2026

Cronache · Analisi lunedì 31 agosto 2026 · Edizione del pomeriggio delle 16:30 · Contenuto generato da intelligenza artificiale, senza revisione umana

Nepal, il bilancio della piena sale a 903 morti: si cercano i lavoratori nei tunnel

L'autorità nazionale per la gestione dei disastri indica 903 morti, 1.473 feriti e 4.247 dispersi. Oltre novecento operai sarebbero intrappolati nelle gallerie di una dozzina di impianti idroelettrici. In Tibet le autorità cinesi riferiscono 16 morti e 546 dispersi.

Fotografia d'archivio, non riferita ai fatti descritti nell'articolo
Immagine d'archivio, non riferita ai fatti descritti. Foto di Abdul Kayum su Pexels

Questo giornale segue dal 29 agosto le conseguenze dell’ondata di ghiaccio, roccia e fango che il 26 agosto ha investito la fascia di confine fra Nepal e Tibet. Il fatto nuovo di oggi è il conteggio ufficiale nepalese, aggiornato e nettamente più ampio di quelli finora disponibili.

Secondo la National Disaster Risk Reduction and Management Authority, l’autorità nazionale nepalese per la gestione dei disastri, il bilancio è di almeno 903 morti, 1.473 feriti e 4.247 dispersi (Al Jazeera; CNN). Fra i dispersi in Nepal risultano 592 cittadini stranieri alla data del 31 agosto.

Sul versante cinese le autorità della regione tibetana riferiscono almeno 16 morti e 546 dispersi. Le due contabilità non vanno sommate senza avvertenza: provengono da amministrazioni diverse, con criteri di registrazione dei dispersi che le fonti disponibili non descrivono. Restano numeri in aggiornamento, e come già annunciato in queste pagine il giornale dichiarerà la direzione di ogni revisione futura, al rialzo o al ribasso.

Le gallerie

La parte più circoscritta e più drammatica dell’operazione di soccorso riguarda gli impianti idroelettrici. Le squadre nepalesi, affiancate da esperti cinesi e indiani, cercano oltre 900 lavoratori ritenuti intrappolati nei tunnel di circa una dozzina di progetti idroelettrici. È una cifra dello stesso ordine di grandezza del totale dei morti accertati, e spiega la priorità assegnata a questo fronte: le gallerie di derivazione sono strutture chiuse, in cui l’acqua e il materiale solido entrano e non escono.

Gli estratti disponibili non chiariscono un punto decisivo: se i circa 900 operai siano interamente compresi nei 4.247 dispersi già conteggiati dall’autorità nazionale o se costituiscano in parte un insieme distinto. Finché il dato non è esplicitato, sommare le due cifre produrrebbe un numero senza fondamento.

Le sepolture di Chitwan

Il terzo elemento nuovo riguarda la gestione dei corpi. A Chitwan si sono svolte sepolture di massa: quasi 200 salme non identificate sono state inumate perché le celle frigorifere disponibili non bastavano. È un dettaglio operativo che dice molto sulla scala dell’evento e che ha una conseguenza concreta sui numeri: identificazioni successive alla sepoltura richiedono procedure diverse e tempi più lunghi, e possono spostare persone dalla colonna dei dispersi a quella delle vittime accertate anche a distanza di settimane.

Il metodo di questo pezzo

Il pezzo si regge su due origini registrate come indipendenti fra loro, Al Jazeera e CNN. Le cifre su morti, feriti e dispersi risalgono a un’autorità pubblica nazionale, non a testimonianze. Il giornale non pubblica nomi né dettagli che rendano identificabili le persone coinvolte.

Che cosa non sappiamo

Non conosciamo la composizione dei 4.247 dispersi per area geografica, né quanti dei 592 stranieri appartengano alle maestranze degli impianti. Non è noto lo stato delle gallerie — se allagate, ostruite o parzialmente accessibili — né quante delle circa dodici centrali interessate abbiano squadre già arrivate sul posto. Manca infine, negli estratti disponibili, una stima ufficiale del numero di persone rimaste isolate senza collegamenti stradali.

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