Nepal e Tibet, oltre mille morti nella piena del Bhote Koshi e quasi quattromila segnalazioni di dispersi
Il bollettino delle 9 del 1° settembre dell'autorità nepalese conta 987 corpi recuperati; con i 16 morti segnalati in Tibet il bilancio complessivo supera per la prima volta quota mille. Solo il 4% dei corpi risulta identificato.
Il valico di Rasuwagadhi, diversi ponti, alcuni impianti idroelettrici e vari tratti dell’unico collegamento stradale fra Kathmandu e il versante tibetano sono stati distrutti il 26 agosto: a spazzarli via è stata l’onda di piena scesa senza preavviso lungo la stretta valle del Bhote Koshi, sul confine nepalo-tibetano. Sette giorni dopo, il conteggio dei morti ha superato una soglia simbolica e ha lasciato aperto un problema di contabilità che vale la pena spiegare prima dei numeri.
Il bollettino delle 9 del 1° settembre dell’autorità nepalese per la riduzione del rischio di disastri, la NDRRMA, contava 987 corpi recuperati in Nepal, contro i 939 della sera precedente: quarantotto in una notte. Il dato è riportato dal bollettino ripreso da Mappr e dai bollettini raccolti da Al Jazeera. Sommando i 16 morti segnalati in Tibet, il bilancio complessivo dei due versanti ha superato per la prima volta quota mille.
Tre numeri che non misurano la stessa cosa
| Grandezza | Valore | Che cosa indica |
|---|---|---|
| Corpi recuperati in Nepal | 987 | Salme materialmente ritrovate al bollettino delle 9 del 1° settembre |
| Dispersi segnalati in Nepal | 3.916 | Segnalazioni presentate, non decessi accertati |
| Dispersi segnalati in Tibet | 546 | Conteggio del versante cinese |
La distinzione non è pedanteria. Le autorità nepalesi hanno riferito esplicitamente che la lista dei dispersi registra segnalazioni presentate, non decessi accertati: dentro quel numero possono trovarsi persone poi ritrovate vive, doppie denunce, persone irreperibili per interruzione delle comunicazioni. Trattare 3.916 come vittime sarebbe un errore di lettura; trattarlo come un numero privo di significato lo sarebbe altrettanto, perché in una valle stretta travolta da una piena la maggior parte delle segnalazioni non si risolve con un ritrovamento in vita.
Fra i dispersi segnalati in Nepal figurano 583 cittadini stranieri di 38 Paesi: è la misura di quanto la gola del Bhote Koshi fosse, il 26 agosto, un corridoio di transito internazionale oltre che una valle abitata.
Il problema dell’identificazione
Secondo il ministero della Salute nepalese, citato dalla scheda che raccoglie i dati NDRRMA, ministeriali e della televisione cinese, solo il 4% dei circa 900 corpi ritrovati era stato identificato. È il dato più duro del bilancio: significa che, per la quasi totalità delle famiglie che hanno presentato una segnalazione, il recupero di una salma non produce ancora una risposta.
L’identificazione è anche la cerniera fra le due contabilità. Finché resta al 4%, i corpi recuperati e la lista dei dispersi restano due insiemi che non si sottraggono l’uno dall’altro: non si può dedurre il numero delle persone ancora da ritrovare facendo una differenza.
Perché i numeri cambiano nell’arco di poche ore
I bollettini vengono aggiornati più volte al giorno e le cifre pubblicate in momenti diversi non sono confrontabili come se fossero fotografie della stessa ora. Il salto da 939 a 987 fra la sera del 31 agosto e le 9 del 1° settembre lo mostra. Per questo, in questa vicenda, ogni cifra va letta insieme all’orario del bollettino che la contiene: è la ragione per cui indichiamo l’ora accanto al numero.
Che cosa non sappiamo
Non conosciamo la causa idrologica accertata della piena. Non sappiamo quante persone risultino ancora bloccate o irraggiungibili nella valle, né lo stato di percorribilità della strada verso il Tibet. Non è disponibile una ripartizione dei 3.916 dispersi per località, né un aggiornamento dell’identificazione successivo al 4% indicato dal ministero della Salute nepalese. Il prossimo elemento verificabile è il bollettino successivo della NDRRMA e la sua ripartizione fra recuperi e identificazioni.
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