Hormuz, convogli scortati e nuovi attacchi sul Kuwait: la contabilità del passaggio
Sviluppo rispetto al mattino: la marina statunitense scorta 40 mercantili attraverso lo stretto, Al Jazeera riferisce di nuovi attacchi contro il Kuwait, l'Iran annuncia altre mine. I numeri sul traffico non coincidono fra loro.
Il fatto nuovo delle ultime ore non è un bombardamento ma un’operazione di scorta. Secondo l’agenzia spagnola EFE, che riprende fonti statunitensi citate dalla CNN, martedì le forze americane hanno accompagnato quaranta navi mercantili lungo lo Stretto di Hormuz, con un carico complessivo di 18 milioni di barili di petrolio. La stessa fonte ricorda che prima dell’inizio del conflitto dal passaggio transitavano circa 20 milioni di barili al giorno.
Le due cifre non sono omogenee e vanno lette con cautela: una misura il carico di un’operazione di scorta, l’altra una media giornaliera in tempo di pace. Ma il confronto spiega perché Washington insista su questo terreno. Stamattina il giornale aveva raccontato la sequenza degli attacchi e dei bilanci contestati fra Washington e Teheran; nel pomeriggio la partita che si vede meglio è quella sulla praticabilità dello stretto.
Tre numeri che non stanno nella stessa frase
Il segretario all’Energia statunitense Chris Wright ha dichiarato alla CNBC che lunedì nello stretto sono transitati oltre 17 milioni di barili, il valore più alto dall’inizio del conflitto, secondo la ricostruzione di Teleborsa.
La stessa fonte riporta però il dato del centro britannico UK Maritime Trade Operations: almeno due petroliere sono state colpite nell’arco della settimana nel medesimo braccio di mare. E le stime raccolte da Focus America indicano transiti di greggio ancora dimezzati rispetto ai livelli precedenti alla guerra, con una quota crescente di esportazioni dirottata sugli oleodotti verso il Mar Rosso e il Golfo di Oman.
Non è una contraddizione risolvibile con un arbitrato: un picco giornaliero e una media di periodo possono convivere. È però il motivo per cui le rivendicazioni sul «controllo» del passaggio non si possono verificare con un singolo dato. Teheran, dal canto suo, chiede che il traffico commerciale sia instradato in un corridoio settentrionale, dentro le acque iraniane.
Il fronte militare
Il presidente Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti esercitano un controllo quasi totale sullo stretto; l’Iran ha risposto annunciando di aver posato ulteriori mine navali, riferisce la rassegna mattutina dell’agenzia turca Anadolu. La stessa rassegna indica in 18 i morti e in 108 i feriti in Iran a seguito degli attacchi statunitensi: è un conteggio attribuito a quella fonte, non una somma nostra dei bilanci parziali circolati nei giorni scorsi.
Sul versante opposto, la Giordania ha dichiarato di aver distrutto dieci dei tredici missili iraniani lanciati mercoledì; attacchi hanno riguardato anche Kuwait, Bahrein e Iraq, senza vittime segnalate, secondo il notiziario di WORLD Radio, che riporta anche le parole del presidente statunitense sulle ragioni dell’operazione:
«Lo facciamo per aiutare il Medio Oriente. Lo facciamo per aiutare Israele.» (trad. dall’inglese) — Donald Trump, presidente degli Stati Uniti
Nella giornata di oggi Al Jazeera segnala il rinnovo degli attacchi contro il Kuwait, collocando gli eventi al 186° giorno dall’inizio della guerra fra Stati Uniti e Iran e al 78° dalla firma del memorandum fra Washington e Teheran.
Un indicatore della durata arriva dal Pacifico: la portaerei USS Abraham Lincoln è approdata al porto thailandese di Laem Chabang dopo 286 giorni di mare, comprensivi delle operazioni di combattimento nel conflitto con l’Iran.
Che cosa non sappiamo
Non sappiamo quante navi transitino ogni giorno senza scorta militare, né quale sia oggi il volume medio effettivo del passaggio. Non sappiamo l’esito degli attacchi odierni sul Kuwait, riferiti da una sola fonte e non ancora accompagnati da bilanci ufficiali. Il conteggio iraniano dei morti e dei feriti resta un dato attribuito, non riscontrato da rilevazioni indipendenti sul terreno.
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