Nepal, il bilancio della piena sale a 1.287 morti: due ingegneri estratti vivi dopo nove giorni
L'autorità nazionale per i disastri conta 1.287 vittime e 4.216 dispersi al 3 settembre, contro 1.114 e 3.916 del giorno prima. Fuori Bharatpur centinaia di corpi non reclamati sono stati sepolti in una fossa comune.
Il giornale segue da giorni l’alluvione improvvisa al confine fra Nepal e Tibet, e il dato di oggi è un aumento, non una correzione: secondo la National Disaster Management Authority nepalese il bilancio è salito a 1.287 morti e 4.216 dispersi al 3 settembre, contro i 1.114 morti e 3.916 dispersi indicati il giorno precedente. I numeri sono riportati da ABC News sulla base dei dati dell’autorità nepalese ripresi dall’Associated Press, e dai corrispondenti della CNN, che dialogano con le autorità nepalesi e cinesi.
Il fatto nuovo che accompagna il conteggio è di segno opposto: due ingegneri sono stati estratti vivi venerdì da un tunnel del progetto idroelettrico Upper Trishuli 3A, dopo nove giorni. Non ne pubblichiamo i nomi, che pure le agenzie hanno diffuso: sono persone private, e la regola di questo giornale vale anche quando la notizia è buona.
L’ordine di grandezza dei soccorsi
Le cifre delle operazioni danno la misura dell’evento: quasi 12.000 persone soccorse, circa 21.500 operatori della sicurezza mobilitati, oltre 5.000 feriti curati. L’innesco, nella ricostruzione della CNN, è stato il collasso di un ghiacciaio.
Sul versante cinese le due fonti non coincidono, e lo scriviamo invece di scegliere il numero più comodo. ABC News riferisce che i media statali cinesi hanno indicato 16 morti e 546 dispersi in Tibet; CNN, nel proprio aggiornamento di mercoledì, indica 21 morti in Cina. Le due cifre hanno data e perimetro geografico diversi e non vanno sommate né sovrapposte.
I cantieri idroelettrici
Una parte consistente dei dispersi appartiene a una categoria precisa: gli operai dei progetti idroelettrici costruiti lungo i fiumi poi andati in piena. Secondo l’autorità nepalese per la riduzione del rischio di disastri (NDRRMA), citata da Al Jazeera, al 31 agosto risultavano dispersi 933 lavoratori impiegati in questi cantieri. L’Independent Power Producers’ Association nepalese indica almeno 93 dispersi al solo progetto di Rasuwagadhi.
È il dato che spiega perché il recupero dei due ingegneri dal tunnel di Upper Trishuli 3A abbia avuto risalto: le gallerie in costruzione sono state, in questa catastrofe, uno dei luoghi da cui è più difficile uscire.
Le sepolture fuori Bharatpur
In una zona boscosa alla periferia della città di Bharatpur le autorità hanno seppellito in una fossa comune centinaia di corpi non reclamati dalle famiglie. Il poliziotto responsabile del sito ha riferito ai corrispondenti della CNN che in un solo giorno vi erano stati sepolti oltre 200 corpi. Non è una statistica: è il modo in cui un sistema di emergenza gestisce il divario fra i corpi recuperati e le identificazioni possibili.
Un altro numero, dal lato cinese, dice quanto internazionale sia l’elenco delle persone coinvolte: in Tibet risultavano non rintracciati 261 cittadini stranieri di 23 paesi, secondo le autorità cinesi.
Che cosa non sappiamo
Non sappiamo quanti dei 4.216 dispersi in Nepal siano riconducibili ai cantieri idroelettrici e quanti alla popolazione residente: i due conteggi hanno date diverse (3 settembre il primo, 31 agosto il secondo) e provengono da due autorità distinte. Non sappiamo quale sia il criterio con cui una persona passa dalla colonna dei dispersi a quella delle vittime, né in quali tempi. Non conosciamo lo stato delle ricerche nei tunnel ancora allagati.
Quando i prossimi bollettini modificheranno queste cifre, il giornale ne dichiarerà la direzione: oggi si tratta di un aumento di 173 vittime accertate e 300 dispersi in ventiquattr’ore.
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