Stati Uniti, ad agosto 162.000 posti in più e disoccupazione ferma al 4,1%
Il rapporto sull'occupazione diffuso il 4 settembre supera di oltre tre volte la stima degli economisti citata da Axios. Le revisioni aggiungono 55.000 posti ai due mesi precedenti.
Questa mattina l’edizione delle 6:30 si era occupata di mercati europei, con la chiusura del 3 settembre. Nel pomeriggio arriva il dato che negli Stati Uniti orienta le attese di politica monetaria: il rapporto mensile sull’occupazione.
Il Dipartimento del Lavoro statunitense ha comunicato venerdì 4 settembre 162.000 posti di lavoro aggiunti ad agosto, con il tasso di disoccupazione rimasto al 4,1%. Il numero è riportato da Axios, che lavora sui dati del Bureau of Labor Statistics, e dall’Associated Press, che cita il Dipartimento del Lavoro. Sono due origini distinte che risalgono alla stessa fonte istituzionale primaria.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Posti aggiunti ad agosto | 162.000 |
| Stima del consenso degli economisti (fonte: Axios) | 53.000 |
| Tasso di disoccupazione | 4,1% |
| Revisione complessiva su giugno e luglio | +55.000 |
Lo scarto con le attese
Il rapporto va letto anzitutto per la distanza dalle previsioni. Axios indica in 53.000 la stima di consenso degli economisti: il risultato effettivo è più di tre volte quella cifra. È lo scarto, più del livello assoluto, a costituire l’informazione economica, perché è ciò che costringe operatori e analisti a rifare i conti su un quadro che avevano dato per assodato.
La seconda informazione riguarda i mesi già archiviati. Le revisioni hanno aggiunto in totale 55.000 posti ai dati di giugno e luglio, secondo entrambe le testate. L’Associated Press precisa che la prima lettura di luglio, che segnava una perdita di 23.000 posti, è stata corretta verso l’alto. Il giornale segnala esplicitamente la direzione di questa correzione, come fa per ogni revisione di un dato: qui si tratta di un aggiustamento al rialzo di una rilevazione preliminare.
Perché un dato preliminare cambia
I numeri mensili sull’occupazione statunitense escono come stima e vengono poi ricalcolati nelle pubblicazioni successive, man mano che rientrano risposte alla rilevazione presso le imprese. È la ragione per cui una serie storica letta oggi non coincide con la sequenza dei titoli usciti mese per mese: la prima lettura di luglio raccontava una contrazione, la lettura corrente racconta il contrario.
Questo ha una conseguenza pratica per chi legge: il 162.000 di agosto è a sua volta una stima, e potrà essere rivisto nelle prossime pubblicazioni, in una direzione o nell’altra. Il tasso di disoccupazione, invece, deriva da una rilevazione diversa — quella sulle famiglie — e il fatto che resti al 4,1% significa che la quota di persone che cercano lavoro senza trovarlo non si è mossa rispetto al mese precedente.
Che cosa non sappiamo
Gli estratti a nostra disposizione non contengono la scomposizione settoriale del dato: non sappiamo quali comparti abbiano contribuito ai 162.000 posti, né come si distribuiscano fra settore privato e pubblico. Non contengono la dinamica salariale, che di norma accompagna questo rapporto ed è la variabile più osservata dalla banca centrale.
Soprattutto, non contengono alcuna reazione ufficiale della Federal Reserve né dichiarazioni di suoi esponenti sul dato: questo giornale non attribuisce a nessuno conclusioni che non abbia trovato scritte. Allo stesso modo non riportiamo movimenti di indici o rendimenti collegati alla pubblicazione, perché negli estratti disponibili non ce ne sono.
Quel che resta è un dato istituzionale e una discrepanza misurabile: la lettura di agosto ha superato di 109.000 unità la stima che il mercato si aspettava, e la revisione dei due mesi precedenti ha spostato il quadro nella stessa direzione.
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